La stampa ha rilanciato le dichiarazioni del Segretario generale nazionale First Cisl, Riccardo Colombani, intervenuto al direttivo di First Cisl Gruppo UniCredit, sull’offerta pubblica di scambio (Ops) di UniCredit su Commerzbank. “Il nostro auspicio – ha dichiarato Colombani – è che l’operazione si realizzi, ma sono assolutamente indispensabili il rispetto della storia e della cultura non solo di una banca importante qual è Commerzbank, ma di un intero popolo”.
Il Sole 24 Ore Radiocor ha pubblicato le dichiarazioni del leader dei bancari della Cisl secondo il quale l’Europa “per essere competitiva con le altre grandi economie mondiali dovrà investire centinaia di miliardi ogni anno. Per questo, oltre al completamento dell’Unione bancaria e al mercato unico dei risparmi e degli investimenti, servono campioni bancari transnazionali”. Ansa ha titolato così il suo lancio: “Colombani, sì a Unicredit-Commerzbank ma il conto non lo paghi l’Italia”. Per Agi “Unicredit: First Cisl, Italia punto di forza del campione bancario”. Anche Askanews sottolinea che per First Cisl l’operazione Unicredit-Commerzbank vede “l’Italia punto di forza del campione transnazionale”. Borsa Italiana rilancia la bontà dell’ops Unicredit-Commerz sottolineando che per Colombani “Italia è la locomotiva del gruppo”.
Ampio spazio su Economy Magazine che rimarca le parole del Segretario generale nazionale First Cisl titolando: “Italia è e resti il punto di forza. Non c’è alcuna motivazione per spostare sede e governance del gruppo bancario fuori dal nostro Paese”. Anche il quotidiano Avvenire rimarca le ammonizioni della federazione dei bancari della Cisl: “Diciamo con chiarezza che non intendiamo pagare il conto, anche e soprattutto in considerazione dei risultati raggiunti nel tempo dalla divisione italiana, che è la locomotiva indiscussa del Gruppo Unicredit”.
“I dati dimostrano che l’Italia è il punto di forza principale riguardo alle condizioni di efficienza e di redditività del capitale allocato. Come risulta dai dati divisionali geografici, infatti, alla fine dello scorso anno – ha evidenziato Colombani alla stampa – il cost-income nel nostro Paese è risultato pari al 34,7%, con la Germania che segue a distanza col 38,2%, e il rendimento del capitale allocato ha raggiunto l’iperbolica percentuale del 31,7%, in incremento rispetto al 2024 e molto al di sopra di tutte le altre principali divisioni che pure registrano percentuali rilevanti: la Germania ha un rendimento più basso di oltre dieci punti percentuali (21,3%) e la seconda migliore performance del gruppo è il 27,4% dell’Europa Centro Orientale. I dati del primo trimestre 2026, il ventunesimo positivo ed il migliore della serie, pubblicati oggi, confermano pienamente le considerazioni svolte. Per queste ragioni – ha concluso Colombani – è evidente che in Italia vi sono margini per l’assunzione di rischi con l’ampliamento dell’attività bancaria, con la connessa maggiore occupazione, nonché per la redistribuzione alle lavoratrici e ai lavoratori dell’enorme valore prodotto e va da sé che non c’è alcuna motivazione per spostare sede e governance del gruppo fuori dall’Italia”.
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