Unicredit-Commerzbank, Colombani: Italia punto di forza del campione bancario transnazionale

“Per essere competitiva con le altre grandi economie mondiali l’Europa dovrà investire centinaia di miliardi ogni anno. Per questo, oltre al completamento dell’Unione bancaria e al mercato unico dei risparmi e degli investimenti, servono campioni bancari transnazionali. In questa prospettiva va letta l’offerta pubblica di scambio promossa da Unicredit sulle azioni Commerzbank che inizia oggi. Il nostro auspicio è che l’operazione si realizzi, ma sono assolutamente indispensabili il rispetto della storia e della cultura non solo di una banca importante qual è Commerzbank, ma di un intero popolo. I tedeschi temono giustamente sacrifici occupazionali e un’attenzione unica alla valorizzazione degli interessi degli azionisti. Con la stessa preoccupazione diciamo con chiarezza che non intendiamo pagare il conto, anche e soprattutto in considerazione dei risultati raggiunti nel tempo dalla divisione italiana, che è la locomotiva indiscussa del Gruppo Unicredit”. Lo ha dichiarato il Segretario generale nazionale First Cisl Riccardo Colombani al direttivo di First Cisl Gruppo Unicredit tenutosi oggi.

“I dati dimostrano che l’Italia è il punto di forza principale riguardo alle condizioni di efficienza e di redditività del capitale allocato. Come risulta dai dati divisionali geografici, infatti, alla fine dello scorso anno – ha proseguito Colombani – il cost-income nel nostro Paese è risultato pari al 34,7%, con la Germania che segue a distanza col 38,2%, e il rendimento del capitale allocato ha raggiunto l’iperbolica percentuale del 31,7%, in incremento rispetto al 2024 e molto al di sopra di tutte le altre principali divisioni che pure registrano percentuali rilevanti: la Germania ha un rendimento più basso di oltre dieci punti percentuali (21,3%) e la seconda migliore performance del gruppo è il 27,4% dell’Europa Centro Orientale. I dati del primo trimestre 2026, il ventunesimo positivo ed il migliore della serie, pubblicati oggi, confermano pienamente le considerazioni svolte.

“Per queste ragioni – ha concluso Colombani – è evidente che in Italia vi sono margini per l’assunzione di rischi con l’ampliamento dell’attività bancaria, con la connessa maggiore occupazione, nonché per la redistribuzione alle lavoratrici e ai lavoratori dell’enorme valore prodotto e va da sé che non c’è alcuna motivazione per spostare sede e governance del gruppo fuori dall’Italia”.


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