Colombani su Avvenire, il Paese riparte se mobilitiamo il risparmio degli italiani

“Il Paese riparte se mobilitiamo il risparmio degli italiani” è il titolo con cui il quotidiano Avvenire titola un ricco intervento del segretario generale di First Cisl, Riccardo Colombani, che sottolinea la necessità di nuovi strumenti per veicolare le risorse verso l’economia reale, accompagnando i risparmi con alcune garanzie dirette a proteggere il capitale investito e invita le banche ad adottare un modello di consulenza aperto.

Segue l’articolo integrale pubblicato da Avvenire:


Dall’inizio della pandemia sui conti correnti delle famiglie e delle imprese italiane si sono accumulati quasi 200 miliardi di euro. Una cifra enorme, molto vicina ai 205 miliardi che l’Italia ha ottenuto dal programma Next Generation EU. Una cifra che, tuttavia, non desta impressione se paragonata ai circa 4.400 miliardi che costituiscono l’ammontare della ricchezza finanziaria netta delle famiglie italiane.

Gli investimenti rappresentano la leva fondamentale per uscire dall’emergenza e mettere il Paese sul sentiero di una crescita sostenuta e inclusiva. Dal 1990 al 2019 la loro quota in rapporto al Pil è passata dal 22,3% al 18,1%, ampiamente al di sotto della media dell’area euro, che si attesta al 21,5%. L’unico modo per uscire dalla stagnazione è aumentare in modo considerevole gli investimenti privati mobilitando il risparmio. Una missione difficile ma non impossibile. Luigi Einaudi diceva che i risparmiatori italiani hanno orecchie di elefante, cuore da coniglio e zampe da gazzella: si spaventano al minimo problema, che percepiscono con grande sensibilità, e fuggono a gambe levate.

Le cose non sono cambiate molto da allora. Ma quali sono le cause? Una spiegazione può essere rintracciata nella relazione che il Governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco ha tenuto in occasione dell’ultima Giornata Mondiale del Risparmio. Visco ha ricordato che le ridotte dimensioni del nostro mercato di capitali e la carenza di strumenti liquidi e negoziabili da parte delle imprese italiane rappresentano una barriera all’afflusso del risparmio verso l’economia. Gli acquisti di azioni assorbono solo il 2,4% della ricchezza finanziaria, la metà della media dell’Eurozona. Ben più significativa è la quota riservata alle partecipazioni in imprese non quotate, riflesso di una cultura imprenditoriale radicata, che identifica proprietà e gestione. I fondi comuni destinano solo una parte residuale, il 5%, dei loro investimenti alle azioni e obbligazioni emesse dalle imprese nazionali, diversamente da quanto avviene in Francia (34%) e Germania (14%).

Il bisogno di nuovi strumenti per canalizzare il risparmio verso l’economia reale emerge quindi con chiarezza. Ma per convincere i risparmiatori questi strumenti devono essere attrattivi. Una soluzione, avanzata da First Cisl dal dicembre del 2020, potrebbe essere quella di accompagnarli con garanzie dirette a proteggere il capitale investito, per un periodo predeterminato ed entro limiti e condizioni definiti in modo chiaro e semplice.

Nella sua analisi Visco tocca anche il tema della relazione tra risparmiatori e intermediari, richiamando questi ultimi al rispetto, non solo formale, della normativa e dei doveri di correttezza e trasparenza. E’ un richiamo assolutamente condivisibile. Da tempo First Cisl sostiene che l’obiettivo di vincolare le banche a perseguire il miglior interesse della clientela, alla base della Mifid II, è rimasto una norma di buone intenzioni e nulla più. E così sarà anche in futuro se non si spezzerà il circolo vizioso che, attraverso gli incentivi, le collega alle fabbriche prodotto.

Un modello di consulenza aperto, non limitato ad un numero ridotto di strumenti finanziari come avviene oggi, ma con un ventaglio di offerta più ampio, avrebbe l’effetto di spostare il baricentro della relazione intermediario – cliente dal prodotto al servizio, rendendo quest’ultimo più trasparente e aumentando la fiducia dei risparmiatori nell’industria finanziaria. Per i lavoratori bancari, oggi stretti tra l’incudine delle pressioni commerciali e il martello della rabbia dei clienti, significherebbe poter finalmente lavorare senza ansia, mettendo a frutto la professionalità che le banche hanno il dovere di curare attraverso la formazione continua.

Poiché non è pensabile che i cambiamenti, anche i più virtuosi, si impongano senza resistenza, è necessario che le banche percepiscano come vantaggioso rinunciare al vecchio per il nuovo. La “spinta gentile” dello Stato, per dirla con il premio Nobel Richard Thaler, dovrebbe prendere la forma di incentivi, anche fiscali, da riconoscere sui ricavi maturati attraverso il nuovo modello di consulenza.

Durante il Mese dell’Educazione Finanziaria, che ci siamo appena lasciati alle spalle e al quale anche First Cisl ha partecipato con un’importante iniziativa, è stato sottolineato spesso il basso livello di competenze finanziarie degli italiani. Siamo convinti però che questo ritardo non verrà colmato finché l’educazione finanziaria non diverrà parte integrante della responsabilità sociale d’impresa. In altri termini, anche per le banche, le assicurazioni e gli altri intermediari finanziari è arrivato il momento di fare i compiti a casa.

Riccardo Colombani, segretario generale di First Cisl

 

L’articolo di Avvenire: