Il 27 giugno 1980, il cielo sopra il mar Tirreno inghiottì in un attimo le vite di 81 persone: 64 adulti, 13 bambini e 4 membri dell’equipaggio. Il volo di linea Itavia IH870, decollato da Bologna e diretto a Palermo, non arrivò mai a destinazione, scomparendo dai radar nei pressi dell’isola di Ustica.
Da quella notte, il dolore indicibile delle famiglie delle vittime si è intrecciato a una fitta nebbia di segreti, depistaggi e silenzi. Ustica non è stata solo una tragedia nei cieli; è diventata una delle pagine più dolorose e irrisolte della storia e della coscienza del nostro Paese e un simbolo della faticosa ricerca della verità contro i muri di gomma della geopolitica. Omertà e documenti scomparsi hanno sempre ostacolato la giustizia.
Oggi, a distanza di anni, ricordare Ustica significa rendere omaggio a quelle 81 vite spezzate e stringersi attorno ai loro cari. Significa, soprattutto, continuare a pretendere una verità completa e definitiva. Perché non c’è vera giustizia senza memoria, e non c’è futuro dignitoso per una comunità che smette di cercare la luce.
“Ustica è una ferita ancora aperta e il ricordo di quanto è avvenuto non può essere cancellato”
Stefano Manzi, Segretario generale First Cisl Emilia Romagna
Il sito del Museo per la Memoria della strage di Ustica
