La cura per il territorio è un nostro dovere costituzionale

La cura per il territorio è un nostro dovere costituzionale

I terremoti non si possono prevedere. La cura per il territorio è un nostro dovere costituzionale. Il primo pensiero è rivolto alla popolazione, al suo dolore collettivo e all'atroce sofferenza di ciascuna delle famiglie delle vittime.

Alle 3.36 di stanotte gli aghi dei sismografi impazziscono, registrando il terremoto nel cuore del Paese, tra Lazio, Umbria e Marche, in quell'area di snodo che porta ad Assisi, a L'Aquila, verso zone negli scorsi anni colpite gravemente da altri sisma.

Un'area da decenni oggetto di studi di geofisica, al centro dell'attenzione della Protezione Civile e delle altre istituzioni preposte a portare soccorso alle popolazioni colpite dalle attività naturali, come appunto i terremoti.

Non esiste alcuno strumento tecnologico o elettronico in grado di misurare in anticipo la volontà della Terra di scuotersi, tuttavia già nella nostra Costituzione è previsto l'impegno per la cura del territorio, del suo paesaggio, del patrimonio storico nazionale, che è pieno di vita, di persone, di bambini, nient'affatto un museo. Oggi questi luoghi laterali, bellissimi come Amatrice, antichi epicentri della cultura profonda e dell'identità del nostro Paese, non esistono più. Sono sepolcri che gridano la condanna alla trasandata programmazione della salvaguardia dei centri minori e della loro architettura di terra, mattoni, legno, sassi.

In una nazione europea soprattutto, tale salvaguardia dovrebbe essere cardine della responsabilità sociale della politica, perché curando i luoghi, i paesini, le chiese, i palazzi del passato, si curano e si proteggono le persone che lì vivono, ma anche la nostra stessa identità di popolo di provincia.

Oggi è il giorno dei soccorsi, dei pompieri, dei carabinieri, dei soldati, dei volontari che accorrono per salvare le vite intrappolate tra quei sassi e quelle travi che avremmo dovuto curare, ristrutturare, salvaguardare.

Siamo accanto alla popolazione colpita e faremo quanto nelle nostre possibilità per aiutarla.

Domani, però, con urgenza vera, non serviranno "New Town" orrende e offensive - offese per la legge e per le persone - bensì una nuova epoca di onestà: siamo un Paese di mare e di piccoli borghi, di centri laterali, di patrimoni lontani dalle metropoli, tuttavia preferiamo comportarci come texani, innamorati solo dei grattacieli, delle fiere, dell'architettura commerciale. Ma se i terremoti non si possono prevedere, questa distanza tra ciò che siamo e ciò che facciamo finta di essere può essere vinta dalla responsabilità sociale di tutti. Intervenire, ogni volta, a posteriori senza programmare è un delitto, premessa di un'altra strage che non possiamo dobbiamo) più tollerare.

Redazione First Cisl

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