C’erano una volte le “ricche” fondazioni bancarie… ora ci sono i grandi fondi istituzionali internazionali, che hanno gran peso, e spesso sono decisivi, nelle assemblee degli azionisti delle banche italiane.
Sarà stata la “grande crisi” post 2007, ancora lungi dall’essere risolta, sarà stata la politica di apertura “selvaggia” degli sportelli di fine anni ’90 inizio anni 2000 che ha comportato sovrapposizioni, concorrenza, altissimi costi e bassi ricavi, sarà stata e sarà la rivoluzione hi-tech con cui le banche si stanno misurando, sarà stata la globalizzazione e la concorrenza spietata di competitor non tradizionali (poste ed assicurazioni, finanziarie, banche digitali,colossi “fintech”), sarà, diciamolo, anche per la sfiducia della clientela, preoccupata per il bail in e per l’instabilità patrimoniale di alcune banche italiane che ha portato a clamorosi dissesti (non a caso First Cisl chiede, e non è una provocazione, di introdurre il reato di “disastro bancario”, (vedi); fatto sta che i tradizionali centri di potere delle banche italiane non sono più quelli di una volta.Approfondimento su Repubblica Economia a cura di Andrea Greco e Raffaele Ricciardi
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