Basilicata, First Cisl: la desertificazione bancaria accelera la desertificazione economica e demografica

Dall’ultimo numero di “Congiunture”, la rivista trimestrale dell’Usr Cisl Basilicata, si riporta l’articolo con le considerazioni sull’economia lucana e la desertificazione bancaria espresse da Pierluigi Buccino, Segretario generale First Cisl Basilicata e componente dell’Osservatorio regionale sulla desertificazione bancaria:

La desertificazione bancaria accelera la desertificazione economica e demografica

La Basilicata attraversa una delle fasi più complesse della sua storia economica e sociale, acuita dalle perduranti crisi geopolitiche. La regione si trova contemporaneamente ad affrontare una crisi industriale che interessa alcuni dei suoi principali comparti produttivi, una persistente debolezza della crescita economica, una forte riduzione della popolazione residente, il progressivo invecchiamento demografico e lo spopolamento delle aree interne. In questo scenario il sistema creditizio assume una funzione strategica non soltanto per il sostegno delle imprese e delle famiglie ma anche per la tenuta economica e sociale dei territori.

Il quadro economico regionale

Negli ultimi anni la Basilicata ha mostrato una crescita inferiore rispetto sia alla media nazionale che a quella del Mezzogiorno. Dal 2021 al 2024 il Pil della Basilicata è cresciuto del 2,3%, quattro volte meno della media del Sud. Parliamo di industria e regione in crisi. Nello specifico, il Pil 2024 allo 0,5%. Se avessimo avuto bisogno di conferme nel 2025 anche la Banca d’Italia nel report prodotto da questa ultima il 18 giugno 2026 fotografa una Basilicata che nel 2025 continua a muoversi al di sotto delle proprie potenzialità. L’indicatore Iter (Indicatore trimestrale dell’economia regionale – indice Banca d’Italia per misurare l’andamento ciclico del prodotto e del valore aggiunto a livello territoriale e regionale) stima una contrazione del Pil regionale dello 0,2%, mentre il Mezzogiorno cresce dello 0,7% e l’Italia dello 0,5%. È un dato che certifica non soltanto una battuta d’arresto congiunturale, ma soprattutto la persistenza di fragilità strutturali che da anni limitano la capacità della regione di agganciare una crescita stabile e duratura.

Un segmento economico, quello dell’industria che ha perso il 10,9% degli occupati, mentre invece sono aumentati gli addetti di altri settori produttivi quali le costruzioni (+ 13%), i servizi (+ 7,3%) e all’agricoltura (+ 5,4%).

Il sistema economico lucano continua a presentare una forte dipendenza da alcuni grandi poli produttivi, circostanza che rende la regione particolarmente vulnerabile alle crisi settoriali. La concentrazione produttiva rappresenta al tempo stesso una forza e una debolezza: quando uno dei grandi comparti entra in difficoltà, gli effetti si propagano rapidamente all’intero sistema economico regionale.

Il sistema industriale: la crisi dell’automotive

Lo stabilimento Stellantis di Melfi continua a rappresentare uno dei più importanti insediamenti industriali del Mezzogiorno. Tuttavia la transizione verso la mobilità elettrica, la riduzione dei volumi produttivi e la riorganizzazione del settore automobilistico europeo hanno determinato una significativa contrazione della produzione.

Le difficoltà dell’automotive non riguardano esclusivamente lo stabilimento principale ma coinvolgono l’intera filiera e precipuamente le imprese dell’indotto, la logistica, i servizi alle imprese e le attività commerciali locali.

Il polo automotive, concentrato nella zona industriale di Melfi nel nord della Basilicata, contava sino a qualche anno fa 12.000 addetti. Oggi ne conta circa 9.000, dei quali 1.883 cassintegrati nel solo indotto e diverse migliaia in Stellantis. L’impatto sul territorio è particolarmente rilevante perché il settore automobilistico rappresenta uno dei principali motori dell’export regionale. La riduzione della produzione industriale si traduce in minori investimenti, minore occupazione e minore domanda di credito.

Energia e risorse naturali

La Basilicata continua a essere una delle principali regioni italiane per produzione di idrocarburi. Le attività estrattive della Val d’Agri e della Valle del Sauro costituiscono una componente importante del Pil regionale e delle entrate pubbliche attraverso il sistema delle royalties.

Tuttavia anche questo comparto è soggetto a forte volatilità determinata dalla oscillazione dei prezzi energetici, dalla transizione ecologica, dalla riduzione progressiva delle fonti fossili e dalla incertezza degli investimenti.

“La produzione di petrolio greggio ha registrato una contrazione dell’11,1%, mentre quella di gas naturale si è ridotta del 6,4%. Il calo ha interessato entrambe le principali aree estrattive regionali, la concessione della Val d’Agri e quella di Gorgoglione” (fonte Banca d’Italia), confermando la presenza di una dinamica negativa non riconducibile a una singola area produttiva.

La riduzione delle estrazioni, combinata con l’andamento delle quotazioni degli idrocarburi, avrebbe determinato una diminuzione di circa un quinto del valore complessivo della produzione estrattiva rispetto al 2024. Tale fenomeno assume un rilievo che va oltre il semplice andamento del comparto energetico, poiché incide direttamente sulle royalties destinate agli enti locali lucani.

Ne deriva una possibile riduzione delle risorse disponibili per finanziare investimenti pubblici e politiche territoriali, aumentando la vulnerabilità dei bilanci locali rispetto alle oscillazioni della produzione e dei prezzi delle materie prime.

In prospettiva, il principale elemento di criticità è rappresentato dalla sostenibilità di un modello di sviluppo ancora significativamente legato alle attività estrattive. La progressiva riduzione della produzione di idrocarburi potrebbe infatti trasformarsi da fenomeno congiunturale in una tendenza strutturale, soprattutto qualora si consolidassero le politiche di transizione energetica e diminuisse il peso degli investimenti nel comparto dei combustibili fossili. In tale scenario, la Basilicata dovrebbe affrontare non soltanto una possibile perdita di produzione, ma anche una riduzione delle entrate indirettamente collegate all’attività estrattiva.

Diventa quindi strategico utilizzare le risorse ancora generate dal settore per sostenere la diversificazione dell’economia regionale, evitando che la contrazione futura delle estrazioni si traduca in un rallentamento degli investimenti e dell’occupazione. Il futuro richiede una progressiva diversificazione economica per evitare che la regione rimanga eccessivamente dipendente da un numero limitato di attività produttive.

Piccole imprese, commercio e servizi

Il vero tessuto economico della Basilicata è rappresentato dalle piccole e medie imprese. Le imprese lucane mostrano una significativa capacità di resilienza ma evidenziano alcune criticità strutturali riferita ad una ridotta dimensione aziendale, ad una limitata capacità di investimento, ad una difficoltà nell’accesso ai mercati internazionale, ad una carenza di competenze specialistiche e a problemi di ricambio generazionale.

Particolarmente preoccupante appare il rallentamento della natalità imprenditoriale. Sempre meno giovani scelgono di avviare nuove attività economiche.

La crisi demografica: il vero problema della Basilicata

La questione più grave per il futuro della regione è probabilmente quella demografica. La Basilicata registra:

  • una diminuzione costante delle nascite;
  • un aumento dell’età media;
  • una riduzione della popolazione attiva;
  • una emigrazione giovanile;
  • la fuga dei laureati;
  • uno spopolamento delle aree interne.

Ogni anno la regione perde residenti. La denatalità e l’emigrazione stanno diventando fattori che incidono direttamente sul potenziale di sviluppo economico.

Lo spopolamento delle aree interne

Numerosi comuni lucani, soprattutto nelle zone montane e interne, registrano da anni una progressiva riduzione della popolazione.

Popolazione regione Basilicata: 530.000 residenti distribuiti tra le due regioni Potenza (64,3%) e Matera (35,7%) in un territorio vasto ed orograficamente difficile.

Residenti nei 131 Comuni della Basilicata:

  • 33 Comuni sino 1.000 abitanti
  • 34 Comuni da 1.000 a 2.000 abitanti
  • 40 Comuni da 2.000 a 5.000 abitanti
  • 13 Comuni da 5.000 a 10.000 abitanti
  • 9 Comuni da 10.000 a 20.000 abitanti
  • 2 Comuni da 20.000 a 65.000 abitanti

Le conseguenze sono evidenti e comportano:

  • chiusura di scuole (taglio delle autonomie – accorpamenti – anno scolastico 2025/2026 1.983 alunni in meno rispetto all’anno precedente);
  • riduzione dei servizi sanitari;
  • minore presenza commerciale (saldo negativo costante)indebolimento del tessuto associativo;
  • aumento dei costi dei servizi pubblici.

Lo spopolamento rischia di trasformarsi in una spirale negativa. Meno popolazione significa meno servizi; meno servizi generano ulteriori partenze.

Il rapporto tra credito e sviluppo

In questo contesto il credito assume un ruolo decisivo. Le banche non rappresentano soltanto intermediari finanziari, esse svolgono una funzione di infrastruttura economica essenziale. L’analisi dei dati contenuti nel Rapporto della Banca d’Italia sull’economia della Basilicata, integrati con le più recenti rilevazioni dell’Osservatorio nazionale sulla desertificazione bancaria della Fondazione Fiba di First Cisl aggiornate al 30 giugno 2026, restituisce un quadro particolarmente preoccupante dello stato del sistema creditizio lucano.

Emerge infatti una combinazione di fattori che, letti nel loro insieme, delineano un processo di progressivo indebolimento dell’economia regionale: diminuisce la capacità del sistema bancario di finanziare le imprese medio-piccole, aumenta il deterioramento del credito, cresce il ricorso delle famiglie al credito al consumo, si riduce drasticamente la presenza territoriale delle banche e permane un rilevante divario digitale che impedisce ai cittadini di sostituire efficacemente i servizi tradizionali con quelli online.

Non si tratta di fenomeni distinti, ma di elementi che si alimentano reciprocamente, determinando un crescente isolamento finanziario della Basilicata.

Il credito alle imprese: una leva fondamentale

Il dato forse più significativo riguarda la dinamica del credito produttivo. La riduzione dei finanziamenti alle micro, piccole e medie aziende, rappresenta un elemento di estrema criticità in una regione caratterizzata da un tessuto economico composto quasi esclusivamente da Pmi, imprese familiari, attività artigiane, commerciali e agricole.

La contrazione del credito significa minori investimenti, minore capacità innovativa, rallentamento della transizione digitale ed energetica, riduzione della competitività e maggiore vulnerabilità finanziaria. Quando il credito diminuisce non si riduce soltanto la liquidità disponibile: si riduce la possibilità stessa di programmare il futuro.

Le imprese più piccole, prive di accesso diretto ai mercati finanziari, dipendono quasi esclusivamente dal credito bancario. Se questo viene meno, l’alternativa diventa spesso il rinvio degli investimenti, la riduzione dell’occupazione o, nei casi peggiori, la cessazione dell’attività.

Il rischio è quello di innescare un circolo vizioso: meno credito → meno investimenti → minore crescita → maggiore rischio bancario → ulteriore riduzione del credito.

È esattamente la dinamica che negli ultimi anni ha interessato molte aree interne italiane e che oggi rischia di consolidarsi definitivamente in Basilicata.

Peggiora la qualità del credito: aumentano i prestiti deteriorati

Particolarmente allarmanti sono i dati relativi alla qualità del credito. Nel 2025 il tasso di deterioramento dei prestiti alla clientela residente in Basilicata è salito al 2,7%, con un incremento di oltre un punto percentuale rispetto all’anno precedente. Il dato risulta superiore sia alla media del Mezzogiorno sia a quella nazionale. Il peggioramento riguarda soprattutto le imprese, con particolare riferimento ai comparti manifatturiero e dei servizi.

L’incidenza complessiva dei crediti deteriorati sul totale dei finanziamenti è passata dal 3,9% del 2024 al 4,6% nel 2025, con una crescita particolarmente marcata proprio nel settore produttivo. Questo fenomeno rappresenta un segnale di forte indebolimento della struttura economica regionale.

Quando aumenta il numero delle imprese che non riescono più a rimborsare regolarmente i finanziamenti significa che stanno crescendo tensioni di liquidità, riduzioni di margini aziendali, difficoltà nella gestione del capitale circolante, aumento dei costi finanziari e rallentamento dell’attività economica.

Inoltre, l’aumento dei crediti deteriorati induce inevitabilmente gli istituti di credito ad adottare politiche ancora più selettive nell’erogazione dei nuovi finanziamenti, penalizzando soprattutto le piccole imprese. Il risultato è un ulteriore irrigidimento dell’offerta di credito.

Le famiglie: cresce il credito al consumo e aumenta il rischio sovraindebitamento

Anche sul fronte delle famiglie emergono segnali che meritano particolare attenzione. Nel 2025 il credito al consumo è aumentato del 3,9% rispetto all’anno precedente. Sebbene la crescita sia stata inferiore rispetto agli anni precedenti, il ricorso crescente ai finanziamenti personali rappresenta un indicatore delle difficoltà economiche di molte famiglie.

Colpiscono in particolare due elementi. Il primo riguarda il costo del credito. Il tasso medio applicato al credito al consumo rimane estremamente elevato, attestandosi al 9,1% nel quarto trimestre del 2025, contro il 9,3% dell’anno precedente. Ancora più significativo è il differenziale con la media nazionale, che resta pari a 0,7 punti percentuali. Ciò significa che i cittadini lucani continuano a pagare il denaro più caro rispetto alla media italiana.

Il secondo elemento riguarda il fatto che i dati provvisori del primo trimestre 2026 evidenziano un nuovo aumento del costo del credito. Il ricorso crescente al credito al consumo, soprattutto se destinato non a spese straordinarie ma alla copertura dei consumi ordinari, rappresenta uno degli indicatori più significativi del progressivo impoverimento delle famiglie. Il rischio è quello del sovraindebitamento. Sempre più nuclei familiari utilizzano prestiti personali, carte revolving e finanziamenti rateali per sostenere spese correnti. Quando il credito sostituisce il reddito, il sistema sociale entra in una fase di fragilità.

Desertificazione bancaria: un’emergenza economica e democratica

Accanto alla riduzione del credito si registra un altro fenomeno strutturale: la progressiva scomparsa delle banche dai territori. Secondo Banca d’Italia, alla fine del 2025:

  • gli intermediari bancari presenti in Basilicata erano 21, uno in meno rispetto all’anno precedente;
  • gli sportelli sono scesi a 157, con una riduzione di 4 filiali nel solo 2025;
  • gli sportelli sono presenti in appena 64 comuni, tre in meno rispetto al 2024;
  • nell’ultimo decennio il numero delle filiali è diminuito di quasi il 30%.

Questa tendenza viene ulteriormente confermata e aggravata dai dati dell’Osservatorio nazionale sulla desertificazione bancaria della Fondazione Fiba di First Cisl aggiornati al 30 giugno 2026, che descrivono una situazione ormai prossima ad una vera emergenza sociale.

I dati dell’Osservatorio evidenziano che:

  • 91.000 cittadini lucani risiedono in comuni completamente privi di sportelli bancari;
  • sono 2.400 persone in più rispetto ai dodici mesi precedenti;
  • il 53% di queste persone ha visto scomparire almeno uno sportello bancario nel proprio comune dal 2015 ad oggi.

A questi si aggiungono 114.000 cittadini residenti in comuni nei quali rimane un solo sportello bancario. Si tratta di territori particolarmente vulnerabili, nei quali la chiusura dell’ultima filiale determinerebbe l’azzeramento totale della presenza bancaria.

La desertificazione bancaria colpisce in maniera diretta anche il sistema produttivo. Secondo l’Osservatorio:

  • 5.300 imprese lucane hanno sede in comuni privi di qualsiasi sportello bancario;
  • sono 139 imprese in più rispetto all’anno precedente;
  • il 53% di esse ha assistito alla chiusura della banca presente nel proprio comune dal 2015.

Ulteriori 7.800 imprese operano in comuni nei quali sopravvive un solo sportello bancario. Questi dati dimostrano come la riduzione della rete bancaria rappresenti anche un fattore di perdita di competitività per il sistema imprenditoriale.

L’Osservatorio evidenzia un dato ancora più significativo. Oltre la metà dei comuni della Basilicata non dispone più di alcuno sportello bancario. Negli ultimi dodici mesi un ulteriore comune è rimasto completamente privo di servizi bancari. Ancora più preoccupante è il dato prospettico. I comuni che dispongono di un solo sportello rappresentano oggi circa il 27% del totale.

Ciò significa che, qualora dovessero proseguire le attuali politiche di razionalizzazione bancaria, la desertificazione potrebbe rapidamente interessare oltre i tre quarti dei comuni lucani. Uno scenario incompatibile con qualsiasi politica di coesione territoriale.

Spesso la chiusura delle filiali viene giustificata con il crescente utilizzo dei servizi digitali. Ma la Basilicata dimostra l’esatto contrario. I dati evidenziano infatti come l’utilizzo dell’internet banking rimanga tra i più bassi d’Italia, attestandosi intorno al 41%. Questo ritardo digitale rende impossibile compensare la perdita degli sportelli fisici. La chiusura delle filiali, pertanto, non rappresenta una semplice evoluzione tecnologica. Produce invece esclusione finanziaria.

Le categorie maggiormente penalizzate sono anziani, pensionati, piccoli imprenditori, artigiani, cittadini residenti nelle aree interne, persone con minori competenze digitali.

La banca non svolge soltanto una funzione commerciale. Svolge una funzione sociale, economica e di presidio territoriale. La progressiva scomparsa delle banche produce effetti che vanno ben oltre il settore finanziario. Essa comporta un aumento dei costi di accesso ai servizi, maggiori tempi di spostamento, la riduzione dell’inclusione finanziaria, un minor accesso al credito, un ulteriore spopolamento delle aree interne, la perdita di attrattività economica dei piccoli comuni ed un impoverimento del tessuto produttivo. In altre parole, la desertificazione bancaria accelera la desertificazione economica e demografica.

Il ruolo dell’Osservatorio regionale

Proprio per affrontare questa emergenza, la Regione Basilicata ha accolto la proposta avanzata dalle organizzazioni sindacali di categoria di costituire l’Osservatorio regionale sulla desertificazione bancaria. Si tratta di una decisione importante che riconosce come il tema dell’accesso ai servizi finanziari sia ormai una questione di interesse pubblico e di coesione territoriale. Occorre ora passare rapidamente dalla fase costitutiva a quella operativa.

Per questo motivo appare indispensabile che la Regione Basilicata convochi con urgenza la prima riunione dell’Osservatorio, definendo metodo di lavoro, priorità operative e obiettivi misurabili.

L’Osservatorio dovrà monitorare costantemente:

  • la chiusura degli sportelli;
  • l’accesso al credito per famiglie e imprese;
  • gli effetti economici e sociali della desertificazione bancaria;
  • il livello di inclusione finanziaria e digitale;
  • le possibili soluzioni di prossimità attraverso accordi con il sistema bancario, gli enti locali e gli operatori finanziari.

Le proposte del sindacato

Di fronte ad una situazione tanto complessa non sono più sufficienti interventi episodici. È necessario costruire una strategia regionale che coinvolga istituzioni, banche, parti sociali e sistema produttivo.

Occorre:

  • garantire una presenza minima dei servizi bancari nei comuni delle aree interne;
  • rafforzare gli strumenti di garanzia pubblica per favorire il credito alle Pmi;
  • sostenere investimenti produttivi e innovazione attraverso condizioni di accesso al credito più favorevoli;
  • sviluppare programmi di educazione finanziaria e prevenzione del sovraindebitamento delle famiglie;
  • promuovere l’inclusione digitale senza sostituire integralmente la presenza fisica degli sportelli;
  • monitorare costantemente l’evoluzione della desertificazione bancaria attraverso l’Osservatorio regionale.

Conclusioni

La Basilicata si trova oggi davanti ad una sfida decisiva. La riduzione del credito alle imprese, l’aumento dei crediti deteriorati, la crescita del credito al consumo, il rischio di sovraindebitamento delle famiglie e la progressiva scomparsa delle banche dai territori non costituiscono fenomeni separati, ma rappresentano i diversi aspetti di una medesima fragilità strutturale.

Difendere la presenza bancaria significa difendere il diritto dei cittadini ad accedere ai servizi essenziali, sostenere la competitività delle imprese, contrastare lo spopolamento delle aree interne e preservare la coesione economica e sociale della regione.

La convocazione immediata dell’Osservatorio regionale sulla desertificazione bancaria rappresenta quindi il primo passo necessario per trasformare l’analisi in azione e costruire una strategia condivisa capace di contrastare l’isolamento finanziario della Basilicata, riaffermando il principio che il credito non è soltanto un’attività economica, ma un’infrastruttura fondamentale per lo sviluppo, l’occupazione e la giustizia sociale.

Le prospettive per il 2026 delineano un rallentamento dell’accumulazione di capitale. Il dato è particolarmente significativo perché gli investimenti costituiscono uno dei principali fattori attraverso cui un’economia può aumentare produttività, innovazione e competitività nel medio-lungo periodo. Un indebolimento degli investimenti rischia quindi di avere effetti che si manifestano ben oltre il breve periodo, limitando la capacità delle imprese lucane di innovare, digitalizzarsi, ampliare la capacità produttiva e inserirsi nelle nuove filiere legate alla transizione energetica e tecnologica.

A questo si aggiunge l’incertezza geopolitica, elemento che potrebbe incidere sulle scelte relative agli investimenti, alle catene di approvvigionamento e ai mercati di sbocco, inducendo le imprese ad adottare strategie più prudenti. Per una regione caratterizzata da una base produttiva relativamente contenuta, una maggiore cautela negli investimenti potrebbe tradursi in un rallentamento della capacità di crescita e in una maggiore difficoltà ad attrarre nuovi capitali. Nel complesso, dal report Banca d’Italia emerge quindi una situazione in cui i segnali positivi di breve periodo non sembrano sufficienti a compensare alcune debolezze strutturali.

La crescita futura della Basilicata dipenderà in misura crescente dalla capacità di ridurre la dipendenza dalle attività estrattive e di trasformare le risorse disponibili in investimenti produttivi, infrastrutturali e tecnologici. Particolarmente importante sarà favorire la diversificazione del tessuto industriale, sostenere l’innovazione e rafforzare le competenze del capitale umano, così da creare alternative occupazionali e produttive nei territori maggiormente esposti alla progressiva riduzione delle estrazioni.

La sfida per la Basilicata sarà quindi passare da un’economia in parte sostenuta dalla rendita delle risorse naturali a un sistema maggiormente fondato su produttività, innovazione, diversificazione e capacità di attrarre investimenti nel lungo periodo.

La Basilicata si trova davanti ad un passaggio storico. La crisi industriale, il declino demografico e lo spopolamento delle aree interne rappresentano problemi reali che rischiamo di compromettere le prospettive future della regione. Tuttavia la presenza di importanti eccellenze produttive di un patrimonio ambientale e culturale straordinario e di un tessuto imprenditoriale ancora dinamico costituiscono basi solide sulle quali costruire nuove opportunità di sviluppo.

Pierluigi Buccino, Segretario generale First Cisl Basilicata e componente dell’Osservatorio regionale sulla desertificazione bancaria


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👉 Leggi il 16° report della Fondazione Fiba di First Cisl al 30 giugno 2026

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