2025 anno d’oro per le banche. La stampa rilancia report First Cisl

Il 2025 anno record per i primi cinque gruppi bancari italiani. Lo certifica l’analisi sui conti di Intesa Sanpaolo, Unicredit, Banco Bpm, Mps e Bper, condotta dalla Fondazione Fiba di First Cisl, che ha rielaborato i dati contabili pubblicati, considerando anche i risultati economici di Mediobanca e Banca Popolare di Sondrio nei periodi ante-integrazione del 2025 nonché i risultati economici e patrimoniali di questi ultimi due gruppi al 31 dicembre 2024.

Ampio l’interesse della stampa che ha rilanciato il report. “First Cisl, nel 2025 utili grandi banche a quasi 28 miliardi. Aumento del 10,6% per i primi 5 gruppi. Colombani, errore taglio dipendenti” titola Ansa. Anche per Agi “Banche: First Cisl, utili record nel 2025 serve redistribuzione”. Il Corriere della Sera fissa in “28 miliardi gli utili delle banche. I primi cinque gruppi bancari italiani (Intesa, Unicredit, Banco Bpm, Mps e Bper) hanno realizzato nel 2025 quasi 28 miliardi di utili (+10,6%). Lo spiega Fondazione Fiba di First Cisl”.

Per Il Sole 24 Ore “aumentano i dividendi delle prime 5 banche nel 2025. Secondo i dati First Cisl per il 2025 sono previsti 17,2 miliardi di dividendi e 7.050 in riacquisto azioni 17 miliardi nelle prime 5 banche. Un flusso in aumento rispetto ai bilanci 2024, quando si erano registrati 14,569 miliardi in cedole e buyback per 7,6 miliardi”. “Banche: utili record ma 8mila posti di lavoro in meno” è il titolo de la Repubblica che rilancia una nota Teleborsa ripresa anche da Tiscali News. Sulla stessa linea Business People: “Banche italiane: utili record nel 2025, ma oltre 8mila posti di lavoro persi”.

La Stampa sintetizza così il momento d’oro degli istituti di credito: “Fiba (First Cisl): utili record per le banche ma a trainare è la crescita delle commissioni”.  Per Il Tempo “Un 2025 da record per le banche italiane. Per i primi 5 gruppi 27,8 miliardi di utili”. Secco il titolo di Avvenire: “First Cisl: «Per le banche utili record»”. Libero Quotidiano sottolinea che i lusinghieri i risultati delle big five bancarie italiane sono un “bene per gli azionisti, male per i clienti. Banche, utili su del 10% Prestiti col contagocce Nel 2025 i profitti realizzati dai grandi istituti sono balzati a quasi 28 miliardi. Gli affidamenti cresciuti appena dell’1,2%”.

La Notizia scrive di “Eldorado delle banche: nel 2025 maxi-utili da quasi 28 miliardi”. Per Il Giornale d’Italia: “Banche italiane, utili netti 2025 a 27,8 mld di euro in crescita del 10,6% sul 2024, guadagni contabili aggregati a 26,5 mld di euro”. Wall Street Italia evidenzia come gli “utili record nel 2025” nelle banche italiane siano trainati da “commissioni in crescita e costi del personale in calo”. Per Economy Magazine “Banche italiane, l’anno d’oro: utili a 27 miliardi e leadership in Europa. Dal taglio dei tassi al boom delle commissioni: così gli istituti di credito volano nel 2025”. Borsa&Finanza contrappone utili a desertificazione: “Banche italiane utili record ma addio al territorio persi 8.000 posti di lavoro”.

La rassegna stampa prosegue con CityWire che titola: “Banche, utili record e modello di business sempre più orientato alle fee: una lettura dei bilanci 2025. Il dato chiave è la redditività aggregata: utili netti oltre 27,8 miliardi di euro (27,814 mld nella rielaborazione, 26,5 mld nei dati contabili aggregati pubblicati), in crescita del 10,6% sul 2024, con Roe al 14,7%”. “Grandi banche: gli utili record nel 2025 non fermano il calo dell’occupazione” rimarca BeBankers. Quoted Business scrive: “Banche italiane, utili record nel 2025: quasi 28 miliardi. Ma il taglio dei dipendenti fa discutere”. Alquanto ariticolata l’impostazione di Today Economia: “Utili record ma costi alti per i correntisti: perché le banche sono sempre più ricche. Commissioni alte per i clienti, meno prestiti e 8.000 posti di lavoro in meno. Eppure le ‘big 5’ scoppiano di salute, anche a Piazza Affari: cosa c’è dentro i loro bilanci“. “First Cisl, utili delle grandi banche a quasi 28 miliardi” titola Voce Alta.

Tuttii gli organi d’informazione rilanciano ampi stralci del report cislino sui lusinghieri risultati delle principali banche italiane dando spazio alle dichiarazioni del Segretario generale nazionale di First Cisl Riccardo Colombani: “Dall’analisi dei risultati record conseguiti nel 2025 dai primi cinque gruppi bancari italiani emerge il forte orientamento dell’attività ai business del risparmi. Le commissioni e il risultato dell’attività assicurativa, che in gran parte deriva da rami vita, hanno registrato infatti incrementi molto significativi: ormai sono quasi il 39% del totale dei ricavi, ben al di sopra della media dei grandi gruppi bancari europei, pari al 27%”. 

“La professionalità, le competenze e la dedizione delle lavoratrici e dei lavoratori hanno consentito la crescita costante di queste componenti di ricavo, come dimostrano tutti gli indicatori di produttività in forte aumento – prosegue Colombani – pertanto, è necessaria una forte redistribuzione di tali eclatanti risultati, perché è impensabile e ingiusto che i benefici economici riguardino solo gli azionisti. Nella piattaforma di rivendicazione che stiamo elaborando con le altre organizzazioni sindacali, dedicheremo alle richieste economiche tutta l’importanza che oggettivamente devono avere, considerato il costante aumento della redditività del capitale, merito del contributo di lavoratrici e lavoratori, che si contrappone alla diminuzione del costo del lavoro”. 

“Inoltre, valutiamo che sia un grosso errore l’obiettivo di riduzione dell’occupazione, in un contesto in cui il costo del personale rappresenta appena un quarto dei proventi operativi, considerate anche le previsioni di ulteriori rialzi dei ricavi. Il reskilling è una necessità, oltre che una possibile opportunità di crescita professionale, dovuta alle grandi trasformazioni in atto e alle scelte di business. Invece, ridurre i posti di lavoro mentre aumentano ricavi e utili è dannoso per il Paese e, francamente, appare come un controsenso economico per le banche. Oppure, il disegno non dichiarato, perché sarebbe pregiudizievole per la reputazione di quelle banche che hanno questo obiettivo, consiste nel sostituire il lavoro umano con sistemi di intelligenza artificiale. Emerge pertanto la necessità di fare chiarezza, nell’interesse generale. A Davos – conclude il leader dei bancari della Cisl – il ceo di BlackRock Larry Fink ha messo in guardia dal pericolo di una perdita di legittimazione morale del capitalismo, un rischio dal quale dovrebbero guardarsi soprattutto le banche, che del sistema rappresentano una componente fondamentale”.


Qui l’analisi sui bilanci delle banche big 5 al 31 dicembre 2025

Qui tutte le analisi della Fondazione Fiba di First Cisl