Bce e dialogo sociale, First Cisl: un presidio importante per anticipare i cambiamenti

Quando si parla di Banca centrale europea, l’attenzione si concentra quasi sempre sulla politica monetaria, sui tassi di interesse o sulla vigilanza bancaria europea. Molto meno noto è il fatto che esiste anche una sede di confronto tra la Bce e le organizzazioni sindacali che rappresentano le lavoratrici e i lavoratori delle banche centrali nazionali e della stessa Bce, cioè il social dialogue, uno dei pochi ambiti in cui il punto di vista delle lavoratrici e dei lavoratori delle banche centrali viene espresso a livello sovranazionale.

In un sistema fortemente integrato come l’Eurosistema, decisioni organizzative adottate a livello centrale possono riflettersi indirettamente anche sulle attività delle banche centrali nazionali. Pur restando queste ultime autonome nelle proprie condizioni di impiego secondo i rispettivi ordinamenti nazionali, la Bce – in quanto istituzione dell’Unione europea dotata di indipendenza statutaria – disciplina autonomamente il proprio personale.

È per questo che, in una fase in cui la Bce era un’istituzione appena costituita, su richiesta delle federazioni sindacali, la Bce ha sottoscritto con esse un Protocollo che istituisce il social dialogue quale sede di informazione e confronto preventivo su decisioni con potenziali impatti occupazionali nell’ambito Sebc (Sistema europeo delle banche centrali che comprende la Banca centrale europea (Bce) e le banche centrali nazionali (bcn) di tutti i 27 Stati membri dell’Unione europea, a prescindere dall’adozione dell’euro).

Le organizzazioni coinvolte sono tre: Uni Europa Finance (a cui è affiliata First Cisl), Scecbu (Standing committee of european central bank unions), che riunisce i sindacati presenti esclusivamente all’interno delle banche centrali nazionali; ed Epsu (European federation of public service unions), la federazione europea dei servizi pubblici, alla quale è affiliato anche Ipso (International and pensioneer staff organization), il sindacato del personale della Bce.

Fino all’istituzione della Vigilanza unica nel 2014, il social dialogue si è articolato in un’unica sessione: il social dialogue in composizione Sebc. In questa composizione partecipano la Bce e tutte le banche centrali nazionali dei Paesi dell’Unione europea. Dal lato della Bce intervengono tradizionalmente il presidente o il vicepresidente e i direttori generali delle funzioni interessate dai temi all’ordine del giorno, in particolare le Risorse umane. Dal lato sindacale partecipano le tre federazioni europee sopra citate, con delegazioni composte da rappresentanti provenienti dalle diverse banche centrali nazionali.

La nascita del Single supervisory mechanism (Ssm) nel 2014 ha segnato una trasformazione profonda non solo nell’assetto istituzionale europeo, ma anche nella struttura del social dialogue. Con l’assunzione da parte della Bce della vigilanza diretta sulle principali banche dell’Eurozona, si è resa necessaria una sessione dedicata alle tematiche della supervisione bancaria. È così nato l’Ssm social dialogue, che coinvolge tutti i Paesi dell’Eurozona. Analogamente per quanto avviene per la sessione in composizione Sebc, alla sessione in composizione Ssm, per la Bce partecipano il presidente o il vice presidente dell’Ssm e un membro dell’Executive board competente e le direzioni della vigilanza bancaria, oltre alla funzione Risorse umane. Per la parte sindacale intervengono le tre federazioni europee, con delegazioni provenienti dalle banche centrali dell’area euro, e la delegazione di Uni Europa Finanza è coordinata da Davide Fiorito di First Cisl Banca d’Italia.

Recentemente è stata creata una terza sessione, dedicata alla filiera del contante e comunemente indicata come social dialogue in composizione Banconote. In questo ambito vengono affrontati temi legati alla produzione delle banconote, alla sicurezza nelle stamperie, all’innovazione tecnologica dei processi produttivi e all’impatto occupazionale delle trasformazioni nella gestione del contante.

I temi trattati nel social dialogue sono spesso di natura tecnica e organizzativa, ma con implicazioni strategiche rilevanti.

Nella sessione Sebc si ricevono aggiornamenti sulla politica monetaria e si discutono, ad esempio, i grandi progetti dell’Eurosistema, i programmi di formazione comuni, la mobilità tra istituzioni, i processi di sviluppo organizzativo e il coordinamento delle politiche delle risorse umane.

Nella sessione Ssm – afferma Davide Fiorito, coordinatore di questa parte di dialogo sociale per Uni Europa Finanzasi affrontano questioni più tecniche, ma di rilievo come la gestione e cooperazione tra il personale tra Bce e banche centrali o delle Acn (Autorità nazionali competenti) che esercitano funzioni di vigilanza bancaria accanto o in alternativa alle banche centrali; le competenze richieste ai supervisori, il reclutamento, la gestione dei carichi di lavoro e le differenze culturali e organizzative tra istituzioni nazionali”.

Nella composizione in Banconote trovano spazio le questioni relative alla sicurezza, all’automazione e all’evoluzione tecnologica della produzione.

Per quanto detto, seppure il social dialogue non produca accordi vincolanti e non sostituisca i tavoli nazionali, vista la sua collocazione a livello europeo, permette alle organizzazioni sindacali di essere informate in anticipo su trasformazioni organizzative di ampia portata e di esprimere osservazioni e proposte prima che vengano assunte decisioni con impatti significativi sul personale. In un contesto in cui l’integrazione europea nel settore bancario è sempre più profonda, presidiare questo livello significa rafforzare la capacità di anticipare e comprendere i cambiamenti.

L’importanza del dialogo sociale è ancora più evidente in un settore fortemente influenzato dalle decisioni europee come quello finanziario delle banche centrali – conferma Marco Berselli, responsabile delle politiche internazionali First Cisl – con l’impatto della regolamentazione europea che non si esaurisce all’interno del sistema banche centrali, ma si estende all’intero sistema bancario europeo”.