In Romania 30mila lavoratrici e lavoratori del settore bancario rimarranno senza le tutele previste dalla contrattazione collettiva

I sindacati europei si stanno mobilitando per sollecitare tre importanti banche multinazionali a tornare alla contrattazione collettiva di settore in Romania. Raiffeisen Bank, Société Générale (Brd) e Ing, infatti, si sono ritirate dal Consiglio rumeno dei datori di lavoro bancari (Cpbr), il che significa che, a partire da maggio, il 60% dei lavoratori del settore bancario – 30.000 persone – si troverà senza alcun tipo di contratto collettivo.

Le tre banche rappresentano circa il 20% dei lavoratori del settore bancario in Romania e, senza di esse, la federazione dei datori di lavoro – Cpbr – non supera la soglia del 35% necessaria per un contratto settoriale. L’accordo settoriale prevede un salario minimo specifico, un’indennità di fine rapporto e pause di riposo che vanno a beneficio di migliaia di lavoratori di banche non coperte da accordi aziendali.

Oliver Roethig, Segretario regionale di Uni Europa – che rappresenta 7 milioni di lavoratrici e lavoratori in oltre 200 sindacati in tutta Europa – a Bucarest ha avuto colloqui con il sottosegretario di Stato del Ministero del lavoro, Francisc Oscar Gal, e con il presidente del Cpbr, Sergiu Manea. Erano presenti anche le organizzazioni affiliate romene all’Uni: la Federazione dei sindacati del settore finanziario (Fsif) e la Federazione dei sindacati assicurativi e bancari (Fsab), nonché il leader della confederazione sindacale rumena, Cartel Alfa.

L’uscita delle tre banche, fra l’altro, è in diretta contraddizione con l’obiettivo politico dell’Unione europea di portare la copertura della contrattazione collettiva all’80%, come sancito dalla Direttiva europea sul salario minimo. È inoltre in contrasto con i cambiamenti intrapresi dalla Romania per rafforzare il dialogo sociale, in linea con gli impegni assunti nell’ambito del Dispositivo per la ripresa e la resilienza dell’Ue.

“L’accordo settoriale bancario rumeno ha brillato come modello per i paesi vicini e ha portato benefici concreti ai dipendenti”, ha affermato Roethig . “Uni Europa e le sue affiliate intrattengono ottimi rapporti con queste banche in tutta Europa. La loro azione contraddice il nostro comune impegno a rafforzare il dialogo sociale e la contrattazione collettiva. Chiediamo alle tre banche di tornare al tavolo delle trattative per tutelare i salari e le condizioni di lavoro di decine di migliaia di lavoratrici e lavoratori del settore”.

Uni Europa, insieme alle sue affiliate rumene Fsab (Federazione sindacale assicurazioni e banche) e Fsif (Federazione dei sindacati del settore finanziario), ha rilasciato una dichiarazione congiunta con quattro richieste:

Société Générale (Brd), Raiffeisen Bank e Ing rinnoveranno immediatamente la loro adesione al Consiglio dei datori di lavoro del settore bancario rumeno (Cpbr) e si impegneranno nuovamente nella contrattazione collettiva settoriale.

Le restanti banche componenti del Cpbr si avvalgono della propria influenza e dei propri buoni uffici per ripristinare la rappresentatività dell’associazione e salvaguardare il dialogo settoriale.

La Banca nazionale della Romania, la Banca centrale europea e le autorità finanziarie competenti, in quanto attori riconosciuti nel quadro del dialogo sociale europeo, si impegnano a sostenere attivamente strutture di dialogo sociale settoriale stabili e funzionanti.

Il governo rumeno, il parlamento, gli organi di regolamentazione nazionali e le istituzioni europee si impegnano affinché la contrattazione collettiva settoriale sia tutelata e gli impegni europei in materia di copertura della contrattazione siano rispettati nella pratica.

Anche la Confederazione europea dei sindacati (Ces) ha pubblicato una dichiarazione di solidarietà, disponibile qui.

Anche First Cisl sostiene l’azione e le richieste dei sindacati bancari romeni e del sindacato europeo!