25 aprile, Fumarola: non c’è democrazia solida senza lavoro dignitoso, giuste retribuzioni, sicurezza e prospettive

«Ci sono parole che attraversano il tempo senza perdere significato. Libertà, dignità, democrazia. Il 25 aprile le restituisce alla loro verità più profonda. Non come memoria distante, ma come responsabilità viva». È quanto sottolinea oggi in un intervento sul quotidiano cattolico “Avvenire”, la leader della Cisl, Daniela Fumarola sull’ottantunesimo anniversario della Liberazione.

«La storia della Liberazione è fatta di scelte. Donne e uomini, spesso giovanissimi, decisero di non voltarsi dall’altra parte. Di opporsi alla violenza, di difendere la dignità della persona, di rischiare tutto per un’idea di Paese libero. In quelle scelte c’è il fondamento della nostra Repubblica – aggiunge Fumarola – Eppure, ciò che rende davvero grande quella stagione non è solo il coraggio individuale. È la capacità collettiva di costruire unità.

Donne e uomini diversi per cultura, fede, orientamento politico seppero riconoscere ciò che contava di più. Seppero scegliere insieme. È questa la lezione più attuale della Resistenza: non l’assenza di differenze, ma la forza della coesione», annota la Segretaria generale della Cisl che oggi parlerà a nome dei tre sindacati confederali nella manifestazione dell’Anpi prevista nel primo pomeriggio a Milano.

«Le trasformazioni economiche e tecnologiche, le tensioni internazionali, le disuguaglianze che crescono mettono alla prova la tenuta della democrazia. Non basta ricordare. Serve ritrovare lo stesso spirito costruttivo, la capacità di convergere su obiettivi condivisi. Abbiamo bisogno di una nuova stagione di responsabilità comune. Non per replicare il passato, ma per rilanciare un progetto capace di tenere insieme crescita e giustizia. Perché anche oggi esistono priorità che devono venire prima delle convenienze di parte: la qualità del lavoro, la coesione sociale, uno sviluppo inclusivo e socialmente sostenibile», sottolinea ancora Fumarola.

«Non c’è democrazia solida senza lavoro dignitoso, senza giuste retribuzioni, senza sicurezza e prospettive. Ma non basta. Serve anche più partecipazione. Come ci ricorda l’esperienza del movimento sindacale, la partecipazione non è solo un diritto: è uno strumento che rafforza la qualità stessa della libertà», aggiunge la numero uno Cisl.