In Sicilia è allarme sociale da desertificazione bancaria, le proposte di Cisl Sicilia e First Cisl Sicilia

I dati relativi alla desertificazione bancaria in Sicilia sono da allarme sociale. L’aggiornamento, al 30 giugno 2026, dell’Osservatorio sulla desertificazione bancaria di First Cisl, elaborato dalla Fondazione Fiba certifica che, nella nostra regione, un milione di residenti non ha quasi più accesso ai servizi bancari. Drammatica anche la situazione per le imprese siciliane, ben 20mila non hanno più una filiale disponibile mentre 29mila possono fruire di un solo sportello. Fra distanza dai mercati, carenze infrastrutturali, dotazione di servizi, concorrenza, fare economia in Sicilia è un’impresa nell’impresa.

La stampa siciliana ha rilanciato il report cislino sulla desertificazione bancaria in regione. “Banche chiudono e sopprimono i servizi” è il titolo Siciliaunonews.com che accomuna anche Ennapress.it. Simile impostazione per SiciliaTv.org, Palermo Today.it, Catania Today.it, Agrigento Oggi.it che titolano “Le banche chiudono e sopprimono i servizi. First Cisl: I dati sono da allarme sociale”. Il Corriere di Sciacca e Siracusa Press.it mettono evidenzia che le “banche in fuga dalla Sicilia” lasciano “un milione di residenti senza sportelli”. “Sicilia senza banche: un milione di residenti tagliati fuori dai servizi” è il titolo del servizio di Blog Sicilia.it. Il giornalista Gaetano Scariolo scrive “La desertificazione bancaria in Sicilia non è più un fenomeno di nicchia, ma un allarme sociale conclamato. Lo certifica l’aggiornamento al 30 giugno 2026 della Fondazione Fiba di First Cisl (…) nell’isola un milione di residenti ha ormai un accesso pressoché nullo ai servizi bancari di prossimità. Un dato che fotografa una regione dove il ritiro degli istituti di credito procede più veloce che nel resto del Paese, con conseguenze dirette su famiglie, imprese e territori già segnati da spopolamento e marginalità”. La Nazione Siciliana.eu titola “Desertificazione bancaria: un milione di Siciiani senza banche. Sono sempre più glki istituti  che chiudono e sopprimono i servizi”, firma il servizio il giornalista Antonino Piscitello che mette in evidenza come “Questa riduzione dell’operatività bancaria nei centri abitati genera conseguenze dirette sulla tenuta del sistema produttivo e sulle possibilità di investimento locale, limitando particolarmente le fasce d’età più avanzate e i soggetti con ridotta alfabetizzazione digitale. Tutto ciò contribuisce ad accentuare il rischio di spopolamento e limitare le opportunità di crescita per residenti e piccole imprese”.

La rassegna stampa prosegue con servizi giornalistici che utilizzano le risultanze del report First Cisl sulla desertificazione bancaria per segnalare le ricadute del disimpegno degli istituti credito sul territorio. Sud Palermo.it “Desertificazione bancaria. La Sicilia lasciata alla porta: oltre 900mila persone vivono senza filiali o con un solo sportello”. nel chiudere il suo artcolo il giornalista Pierluigi Di Rosa rilancia la proposta cislina della costituzione dell’Osservatorio regionale sull’attività bancaria che “da solo, non riaprirà le filiali cancellate. Potrebbe però impedire che le chiusure continuino a passare come innocue riorganizzazioni interne, senza alcuna valutazione sull’impatto sociale ed economico. Servono dati pubblici, interlocuzioni preventive con i comuni, incentivi alla permanenza nei territori fragili e strumenti di tutela per anziani, imprese e cittadini privi di alternative digitali. La domanda politica – posta dal qutodiano on line palermitano – è ormai inevitabile: quanto deve ancora arretrare la presenza bancaria prima che la Regione Siciliana decida di intervenire? Perché quando da un comune scompare l’ultima banca non chiude soltanto uno sportello. Si spegne un altro pezzo di territorio”.

Enna Live.it e Dedalo Multimedia.org prendono in esame la situazione di Enna, provincia che risulta tra le più colpite dal fenomeno. “La riduzione della presenza degli istituti di credito scrive Dedalo Multimedia.org rappresenta un ulteriore elemento di fragilità per territori già alle prese con spopolamento, difficoltà economiche e carenza di servizi. La richiesta di un Osservatorio regionale punta proprio a monitorare questa evoluzione prima che la desertificazione diventi irreversibile”. Per Vivi Enna.it  “La fuga delle banche dall’Ennese: Barrafranca con un solo sportello, danni per famiglie ed imprese”. Per il quotidiano on line “I dati parlano chiaro. Nell’indicatore di desertificazione parziale, che misura i comuni rimasti con un solo sportello bancario, Enna si piazza al 71esimo posto su 110 province italiane, con un punteggio di 266. Va peggio ancora sul fronte della desertificazione assoluta, quella dei comuni senza alcuno sportello: qui la provincia resta ferma alla stessa posizione, la 71esima, con un indicatore di 236”.

In generale è l’intera Sicilia a subire i disagi generati dalla revisione commerciale delle banche.  TrapaniSì.it volge lo sguardo al trapanese. “La desertificazione bancaria avanza in Sicilia scrive la giornalista Ornella Fulco e interessa direttamente anche la provincia di Trapani, dove Misiliscemi e Custonaci figurano tra i dodici comuni siciliani più popolosi completamente privi di uno sportello bancario. Secondo i dati presentati, a Misiliscemi, comune di recente costituzione, sono 8.415 i residenti che vivono in un territorio dove non c’è alcuna filiale bancaria, dato che colloca il comune al quarto posto in Sicilia tra quelli privi di sportelli considerati in ordine decrescente di popolazione. Nella stessa graduatoria compare Custonaci che conta 5.306 residenti”.

“Il problema – evidenzia ancora Ornella Fulco – si inserisce in un quadro regionale molto più ampio: il 39 per cento dei comuni siciliani non dispone, ormai, di sportelli bancari sul proprio territorio, mentre un ulteriore 25 per cento può contare su una sola filiale (…) I numeri sulla popolazione restituiscono con ancora maggiore evidenza le dimensioni della questione. Secondo i dati illustrati dalla Fondazione Fiba, circa 380 mila siciliani risiedono in comuni nei quali non è presente alcuna banca e tre quarti di queste persone avrebbero perso la possibilità di accedere a uno sportello dal 2015 a oggi. A queste si aggiungono circa 535 mila persone che vivono in comuni dove è rimasto un solo sportello bancario. Complessivamente, dunque, si arriva a oltre 900 mila residenti che vivono in territori completamente privi di filiali o nei quali è presente un unico presidio (…) Il problema riguarda anche il tessuto produttivo: secondo il sindacato, circa 20 mila imprese siciliane non hanno più una filiale disponibile nel proprio comune, mentre altre 29 mila possono contare su un solo sportello (…) Per First Cisl il progressivo arretramento dellapresenza fisica delle banche rischia di trasformarsi in un ulteriore fattore di marginalizzazione soprattutto per i territori periferici e per le fasce della popolazione meno abituate all’utilizzo dei servizi digitali”.

Sulle varie testate sono intervenuti il Segretario generale nazionale di First Cisl, Riccardo Colombani che ha rimarcato come il risiko bancario non debba “premiare solo gli azionisti, ma garantire benefici a tutti gli stakeholder e valorizzare lavoratrici e lavoratori, che hanno permesso alle banche di raggiungere grandi risultati. Le operazioni straordinarie di aggregazione sono tra le cause principali di desertificazione bancaria. Ma senza filiali sui territori sono le persone più fragili, a cominciare dagli anziani, che vanno incontro ai disagi maggiori. Per questo diventa sempre più importante il ruolo delle piccole banche, come le banche di credito cooperativo, che restano ancorate ai territori”.

“La freddezza dei numeri è disarmante – ha aggiunto il Segretario generale First Cisl Sicilia, Fabio Sidoti – Assistiamo ad un progressivo scivolamento che mette in difficoltà intere comunità. I servizi bancari sono reputati essenziali per questo siamo impegnati nel contrasto di un fenomeno socialmente grave. Da tempo stimoliamo la politica ad assumere iniziative utili. Come Cisl Sicilia e First Cisl Sicilia continuiamo a battere sulla costituzione dell’Osservatorio regionale sull’attività bancaria che agisca da sentinella sul territorio. La nostra interlocuzione con Regione Sicilia continua. Va però compreso che la desertificazione bancaria è un fenomeno che non può più essere ignorato dai decisori istituzionali perché il disimpegno delle banche genera spopolamento, rinuncia agli investimenti, chiusura di attività, riduzione del reddito complicando la vita di famiglie e imprese”.