Le lavoratrici e i lavoratori del Gruppo Borsa Italiana – Euronext incrociano le braccia per denunciare una situazione ormai divenuta insostenibile sul piano industriale, organizzativo e delle relazioni sindacali.
Roma 30 aprile 2026. Le Organizzazioni Sindacali intervengono per ribadire che è in gioco il futuro industriale del presidio finanziario italiano, oltre che la dignità delle lavoratrici e dei lavoratori. Questione che si inserisce in un quadro di relazioni industriali, oramai ai minimi storici.
“Siamo estremamente preoccupati per il futuro delle aziende del gruppo Borsa in Italia”, dichiara il Segretario generale First Cisl Roma e Rieti, Gino Forcina. “È evidente il progressivo spostamento di attività e know-how verso altre sedi della multinazionale Euronext: a cominciare da quella di Parigi.” Continua Forcina, “colpisce il fatto che il Gruppo, pur producendo il 37% dei ricavi in Italia, non investa, in Italia, né sulle competenze, né sulla retention delle colleghe e dei colleghi. Il Gruppo dichiara di aver effettuato più di 200 assunzioni in Italia, ma il saldo attivo degli organici è solo di 38 unità. Il che dimostra, senza ombra di dubbio, un turnover assolutamente non fisiologico in Aziende dove le condizioni di lavoro sono, da tempo, deteriorate”.
Nel merito, denunciano i rappresentanti dei lavoratori, a fronte di utili record, l’azienda continua a opporre un rifiuto netto sul lavoro agile, sul Contratto Integrativo Aziendale e sul premio aziendale, mentre peggiorano ritmi e condizioni di lavoro, con carichi crescenti e un monitoraggio sempre più invasivo.
Le Organizzazioni Sindacali sottolineano, anche, come il confronto con il management sia stato ridotto a una mera formalità: le decisioni su smart working, retribuzioni e organizzazione del lavoro vengono presentate come immodificabili, in un modello che esclude il dialogo sociale e svuota la governance locale. Sul piano economico, inoltre, i sindacati evidenziano l’incoerenza tra i profitti dichiarati e la chiusura totale dell’azienda su ogni richiesta redistributiva: mentre il Gruppo celebra risultati eccezionali, rifiuta di riconoscere una quota del valore generato proprio dalle lavoratrici e dai lavoratori italiani.
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