Il 1° maggio si celebra la Festa dei Lavoratori: una giornata che ricorda le conquiste dei diritti sociali e del lavoro ottenute nel tempo grazie alla partecipazione attiva, alla mobilitazione e alla rappresentanza del movimento sindacale.
Se, da un lato, il lavoro è profondamente cambiato, dall’altro mantiene sempre la sua centralità sia per la funzione retributiva che per quella sociale e identitaria.
Le tante sfide che stiamo affrontando e, ancor più, quelle che dovremo affrontare con la diffusione sempre più capillare e invasiva delle nuove tecnologie e di sistemi basati sull’intelligenza artificiale, dovrebbero favorire un dibattito in ambito anche politico meno polarizzato e ideologico.
Le risposte che il mondo del lavoro richiede sono tante, sia economiche che normative.
I salari reali in Italia si sono drasticamente ridotti negli ultimi 30 anni rispetto agli altri paesi europei, il lavoro precario aumenta, si diffondono nuove forme di sfruttamento, vengono stipulati contratti “pirata” da parte di fantomatiche organizzazioni sindacali all’uopo costituite che prevedono salari da fame, togliendo dignità al lavoro e creando nuove forme di povertà lavorativa. Il lavoro in nero, in particolare in alcuni settori e aree geografiche è una piaga che spesso si accompagna alla violazione sistematica delle norme sulla salute e sicurezza sul lavoro che causa morti: uno ogni 8 ore in Italia, un bollettino di guerra quotidiano. Dobbiamo anche dare risposte ai più giovani, alle loro aspettative, ai loro bisogni, alle loro ambizioni e alle loro idee. Il futuro gli appartiene e devono essere protagonisti già oggi della sua edificazione.
Restano centrali la qualità della vita lavorativa, che passa anche attraverso la diffusione di modelli organizzativi che favoriscano una migliore conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, il rispetto dei diritti e della dignità delle persone, la creazione o il rafforzamento di sistemi di welfare aziendale, territoriale o settoriale che, in una logica mutualistica, rendano effettivo il godimento dei diritti sociali e costituzionali.
Tutto questo lo si può fare se c’è l’effettiva volontà da parte di tutti gli attori, a partire dai decisori politici, dalle imprese, dal movimento sindacale, di realizzare modelli e sistemi per garantire il benessere collettivo, superando dogmi, pregiudizi, ideologie, divisioni, opportunismi.
Lo si può fare anche sfruttando le nuove tecnologie, riducendo i tempi di lavoro a parità di retribuzione, integrandole per migliorare processi, servizi e prodotti, non per sostituire le persone al solo fine di aumentare i profitti, ma per migliorare la qualità del lavoro.
La partecipazione, il coinvolgimento delle persone nei processi decisionali e organizzativi, ha un valore economico, sociale, umano, da un lato garantisce maggiore solidità alle imprese, dall’altro rafforza il senso identitario.
Non è il solo strumento da agire, ma una leva fondamentale per attivare una nuova cultura del lavoro perché il lavoro cambia, i diritti che sappiamo difendere e conquistare restano.
Cambiamo la cultura del lavoro, difendiamo i nostri diritti!
Buon 1° MAGGIO.
Andrea Battistini
Segretario generale First Cisl Lombardia
Allegati: editoriale Battistini, 1 maggio, il lavoro vive nella partecipazione
