Intelligenza artificiale e lavoro, la sfida di una transizione umana e inclusiva. Si conclude il progetto europeo #FinAi

È giunto alla sua tappa finale il progetto europeo “#FinAI – Anthropocentric approach to AI, di cui First Cisl è stata capofila, con la Conferenza europea tenutasi a Vico Equense, importante momento di confronto e condivisione tra sindacati europei, mondo accademico ed esperti, sul futuro del lavoro nell’era dell’intelligenza artificiale.

Ad aprire i lavori è stata Paola Vinciguerra (First Cisl), che ha ripercorso obiettivi e tappe del progetto e ne ha evidenziato i risultati. A seguire, Andrea Paterlini (First Cisl) ha presentato il contributo della ricerca scientifica svolta nei due anni di lavoro progettuale dai partner accademici.

Il momento centrale della giornata è stato il panel internazionale dedicato a una questione chiave costruita attorno a un apparente paradosso: se l’intelligenza artificiale possa essere interpretata come una forma di “distruzione creatrice”.

Il confronto, introdotto da Luciano Malvolti (Vice Presidente Uni Europa Finance) e moderato da Marco Cilento (Etuc), ha visto la partecipazione di Massimo Bianchi (Università di Siena), Simone Saccomani (Università Pontificia Salesiana), Diletta Porcheddu (Adapt), Margherita Roiatti (Fondazione Adapt), Valeria Pulignano (Ku Leuven).

Il dibattito si è concentrato in particolare su alcuni nodi cruciali della trasformazione in atto: da un lato, i limiti dell’attuale quadro regolatorio europeo, con particolare riferimento all’AI Act, ritenuto ancora insufficiente nella tutela della dimensione lavoristica e nella piena integrazione del ruolo delle parti sociali nella governance dell’intelligenza artificiale; dall’altro, la necessità di rafforzare strumenti di dialogo sociale capaci di incidere concretamente nei processi di trasformazione tecnologica in atto nei contesti lavorativi.

Ampio spazio è stato dedicato anche agli effetti dell’intelligenza artificiale sull’organizzazione del lavoro nel settore finanziario: più che una sostituzione generalizzata delle professioni, emerge una profonda trasformazione delle singole mansioni e dei contenuti del lavoro, con alcune attività – soprattutto amministrative e ripetitive – maggiormente esposte. In questo quadro, è stata evidenziata anche una dimensione di genere non neutrale, con il rischio che l’innovazione tecnologica possa accentuare disuguaglianze già esistenti, rendendo necessari interventi mirati sul piano delle politiche attive, della formazione e dell’organizzazione del lavoro.

Un ulteriore elemento di riflessione ha riguardato le competenze: la transizione digitale richiederà nuove skill, sempre più ibride, e il ruolo delle relazioni industriali sarà determinante per orientare gli effetti dell’innovazione sia sui livelli occupazionali sia sulla qualità del lavoro, soprattutto nelle professioni impiegatizie e qualificate.

Le conclusioni sono state affidate a Domenico Iodice, project manager del progetto e Segretario nazionale First Cisl, che ha richiamato con forza il cambio di prospettiva necessario: “Il ‘se’ non è più un argomento di discussione: la scelta tecnologica è già stata compiuta. Dobbiamo invece chiederci il ‘perché’, per dare una direzione politica e sociale all’innovazione, in chiave di tutela e di promozione delle persone del lavoro”.

A partire da questo, Iodice ha evidenziato la necessità di andare oltre il ‘come’ dell’innovazione tecnologica – cioè le modalità tecniche con cui l’intelligenza artificiale viene introdotta nei processi produttivi – per interrogarsi sul suo ‘perché’, ovvero sugli obiettivi e sugli effetti che essa deve produrre sul lavoro e sulle persone. La finalità da perseguire è la tutela dell’occupazione, intesa sia come salvaguardia professionale per l’intero ciclo lavorativo, sia come presidio forte e incremento dei livelli occupazionali.

Ha quindi messo in guardia dal rischio di una progressiva datificazione del lavoro, che riduce la complessità dell’esperienza umana a meri indicatori numerici, indebolendo la centralità della persona. Critico anche verso l’attuale quadro normativo europeo, ha sottolineato la prevalenza dei diritti della persona rispetto alle logiche di mercato, in un ordinato sistema di gerarchia delle fonti. Ha infine richiamato quattro emergenze: rischio di sostituzione del lavoro, obsolescenza delle competenze, impatti su salute e organizzazione del lavoro e crescente individualizzazione dei rapporti. In questo contesto, il dialogo sociale e la contrattazione collettiva diventano strumenti decisivi per governare la trasformazione e riportare al centro i diritti della persona e la dimensione collettiva del lavoro.

Nel corso dell’evento è stato anche presentato il libro che raccoglie l’intero percorso del progetto, con le analisi, i risultati e le raccomandazioni politiche; tutti i materiali prodotti nel corso dei due anni – ricerche, strumenti, buone pratiche e contributi scientifici – saranno inoltre disponibili nella Virtual Agorà del progetto, che a breve sarà pubblica, accessibile a tutti e consultabile cliccando qui.

Ripercorri le tappe del progetto:

Il libro del progetto #FinAI: “L’uomo, misura della trasformazione digitale”

 

La fotogallery: