Roma – A dieci anni dalla riforma del credito cooperativo, il sistema delle Bcc si interroga sul proprio futuro in un contesto attraversato da trasformazioni profonde: innovazione tecnologica, spopolamento delle aree interne, cambiamenti demografici, nuove modalità di partecipazione sociale e l’avvento dell’intelligenza artificiale. È in questo scenario che si è svolta l’Assemblea annuale di Federcasse, dedicata al tema “Generare futuri. 135 anni della Rerum Novarum, 80 anni di Repubblica, 10 anni dalla Riforma delle BCC”.
Tra i partecipanti anche una nutrita rappresentanza delle organizzazioni sindacali. A guidare la delegazione di First Cisl i massimi vertici della federazione per il settore: il Segretario generale nazionale, Riccardo Colombani, il Segretario nazionale con delega alle Bcc, Domenico Iodice, ed il Responsabile di Cooperfirst, Gianluca Pernisco.
La loro presenza all’importante assise è stata l’ulteriore dimostrazione di quanto questa organizzazione abbia a cuore le sorti di un sistema bancario così centrale per il Paese, ma soprattutto le prospettive occupazionali e lavorative di chi vi presta la propria peculiare opera.
Un titolo, quello scelto da Federcasse, che guarda al plurale, come ha sottolineato Elisa Bernardini, esperta di tematiche Esg e vicepresidente della Rete nazionale dei Giovani Soci e Socie Bcc. Un approccio che si inserisce perfettamente nella missione storica del credito cooperativo: creare opportunità, sostenere le comunità e accompagnarne lo sviluppo senza lasciare indietro nessuno.
Nella sua relazione, il presidente di Federcasse Augusto Dell’Erba ha ricordato come il credito cooperativo sia nato per interpretare e sostenere le esigenze delle comunità locali. Una promessa che resta attuale anche dopo la costituzione dei gruppi bancari cooperativi e che si traduce nella capacità di essere una banca di relazione, capace di generare qualità del credito e sviluppo territoriale.
Ma il contesto cambia rapidamente. La clientela evolve, le tecnologie ridefiniscono servizi e processi, mentre interi territori rischiano di essere colpiti dalla desertificazione economica e demografica. La domanda posta da Dell’Erba è stata semplice quanto cruciale: come tenere insieme innovazione, coesione sociale, partecipazione delle persone e sviluppo delle comunità?
La risposta passa necessariamente attraverso competenze, investimenti e capacità di adattamento. La trasformazione tecnologica è ormai un passaggio obbligato, ma deve essere orientata a rafforzare, e non ad indebolire, la funzione sociale delle Bcc.
Nel suo intervento, il Vicepresidente del Consiglio e Ministro degli Affari Esteri Antonio Tajani ha richiamato il valore della Rerum Novarum come fondamento di quell’economia sociale nella quale si riconoscono sia l’Italia sia l’Europa.
Il Ministro ha ribadito il ruolo centrale delle Bcc come sistema bancario di prossimità, sottolineando la necessità di valorizzarne la specificità anche nell’ambito della regolamentazione europea. Una battaglia che l’Italia sta portando a Bruxelles, chiedendo una maggiore proporzionalità nell’applicazione delle norme alle banche cooperative.
Uno dei momenti più significativi dell’assemblea è stato il Dialogo Cooperativo affidato a Luca Antonini, vicepresidente della Corte costituzionale.
La sua riflessione è partita da una domanda provocatoria: conviene ancora la democrazia? In un mondo in cui modelli autoritari sembrano offrire rapidità decisionale e capacità di realizzazione, le democrazie appaiono spesso lente e attraversate da crescenti fenomeni di disaffezione.
Per Antonini il problema è reale: i giovani partecipano sempre meno alla vita democratica tradizionale mentre si esprimono continuamente attraverso gli strumenti digitali. I corpi intermedi si sono indeboliti e le democrazie rischiano di svuotarsi dall’interno.
Proprio in questo contesto il credito cooperativo assume un valore che va oltre la dimensione economica. La cooperazione, ha spiegato, nasce dal desiderio di solidarietà e incorpora nel proprio modello una finalità sociale. Per questo le Bcc rappresentano autentici presìdi di democrazia economica.
La loro presenza nei territori contribuisce a contrastare la desertificazione sociale delle comunità, mantenendo viva una rete di relazioni che trasforma una semplice aggregazione di individui in una comunità consapevole e partecipante.
Particolarmente attuale la riflessione sull’intelligenza artificiale. Antonini ne ha riconosciuto l’utilità, ma ha messo in guardia dai rischi di una delega totale agli algoritmi. L’AI, per sua natura, analizza il passato e difficilmente riesce a cogliere la capacità innovativa e la genialità delle persone. Da qui il richiamo alla necessità che il giudizio umano resti sempre decisivo e non vincolato all’output dato dall’intelligenza artificiale.
Un messaggio che riguarda direttamente anche il settore bancario, impegnato ad integrare strumenti di intelligenza artificiale nei processi decisionali senza rinunciare alla valutazione professionale e alla responsabilità delle persone.
Lo sguardo sul futuro si è completato con la Lectio Cooperativa affidata a Piero Cipollone, membro del Comitato esecutivo della Banca centrale europea e presidente della task force dell’Eurosistema per l’euro digitale.
Cipollone ha evidenziato come la digitalizzazione stia modificando profondamente il sistema dei pagamenti europei. In questo contesto, l’euro digitale può contribuire a rafforzare la fiducia dei cittadini nel sistema finanziario.
Per il credito cooperativo la sfida appare dunque particolarmente significativa: innovare e digitalizzare, mantenendo però quella funzione di prossimità che costituisce la propria ragion d’essere.
Dalle diverse voci emerse durante l’assemblea è arrivato un messaggio comune. La trasformazione digitale non rappresenta soltanto una questione tecnologica. È una sfida culturale, organizzativa e democratica.
Per le lavoratrici e i lavoratori del credito cooperativo questo significa essere protagonisti del cambiamento, acquisendo nuove competenze e accompagnando soci e clienti nell’utilizzo degli strumenti digitali, senza perdere il valore della relazione umana.
È proprio qui che il credito cooperativo può esprimere la propria originalità: utilizzare l’innovazione per rafforzare inclusione, partecipazione e sviluppo locale. Perché, come emerso più volte nel corso dell’assemblea, il futuro delle Bcc non si misura soltanto nella capacità di adottare nuove tecnologie, ma soprattutto nella capacità di continuare a mettere la persona al centro, trasformando la digitalizzazione in un nuovo strumento di democrazia economica.
Roma, 20 luglio 2026
CooperFirst – Coordinamento Credito Cooperativo
Qui le dichiarazioni del Segretario Generale First Cisl Riccardo Colombani.










