Dal 2015 al 2025 il nostro Paese registra l’incremento minore nell’eurozona, maturato in larga parte dal 2020. A incidere è il livello del tasso di risparmio, nettamente inferiore alla media dell’area dell’euro. È una società sempre più polarizzata: il 5% delle famiglie detiene oltre il 50% della ricchezza netta complessiva, mentre il 50% meno abbiente ne possiede appena il 7,3%. La stampa nazionale rilancia i dati del nuovo Osservatorio sulla ricchezza delle famiglie della Fondazione Fiba di First Cisl al 31 dicembre 2025.
Agenzie nazionali
Ampio il risalto della stampa all’analisi cislina. “Per famiglie italiane crescita ricchezza più bassa di Eurozona, salgono diseguaglianze” titola Ansa. “Il 5% delle famiglie italiane ha il 50,2% della ricchezza” scrive Askanews. Stessa impostazione per AdnKronos: “Il 5% delle famiglie italiane ha il 50,2% della ricchezza”. Per Agi “First Cisl: rialzo ricchezza, famiglie Italia più basso Eurozona”. Italpress scrive “First Cisl: in 10 anni in Italia crescita ricchezza più bassa Eurozona”. Il Sole 24 Ore Radiocor rimarca che “la ricchezza netta delle famiglie italiane ha raggiunto 11.333,1 miliardi al 31 dicembre 2025 ma l’Italia registra l’incremento più basso dell’economie dell’area euro”.
Tv e radio
Un’Italia sempre più disuguale con investimenti in attività finanziarie in larghissima parte nelle mani delle famiglie più ricche – evidenzia il servizio del Tg5 che dà spazio anche al commento della Segretaria generale Cisl Daniela Fumarola. Parimenti il Tg2000 sottolinea le diseguaglianze mostrate dai dati dell’Osservatorio e le dichiarazioni della leader della Cisl insieme a quelle del Segretario generale nazionale First Cisl Riccardo Colombani. Anche su Radio 24 Sebastiano Barisoni ha commentato i dati dell’Osservatorio con il capo economista di Intesa Sanpaolo Gregorio De Felice.
Quotidiani nazionali
Non cambia l’impostazione sui giornali a tiratura nazionale. Con il titolo “Il 5% più abbiente d’Italia possiede metà della ricchezza” apre Il Sole 24 Ore evidenziando però come il nostro Paese registri l’incremento minore dell’eurozona nell’arco temporale dal 2015 al 2025.“Ricchezza, in Italia cresce meno dell’Eurozona: oltre metà è nelle mani del 5% delle famiglie” titola la Repubblica che dà spazio, unitamente a La Stampa, alle considerazioni del Segretario generale nazionale di First Cisl, Riccardo Colombani per il quale “Senza investimenti le disuguaglianze aumenteranno”. Per Avvenire “Redditi deboli e poca crescita: Così aumentano i divari”. “Per le famiglie italiane la crescita della ricchezza più bassa dell’Eurozona” è il titolo di Conquiste del Lavoro. Per Il Dubbio “Ricchezza, le famiglie italiane crescono ancora a due velocità. La ricerca della Fondazione Fiba-First Cisl racconta un Paese sempre più diseguale, in coda all’Ue”. La rassegna dei quotidiani nazionali si completa con La Notizia che scrive “In Italia aumentano le disuguaglianze e la ricchezza non viene più redistribuita”.
Siti web
Diffusa copertura all’analisi dell’Osservatorio della Fondazione Fiba di First Cisl sulla ricchezza delle famiglie anche dalla stampa online. “Ricchezza, in Italia cresce meno dell’Eurozona: oltre metà è nelle mani del 5% delle famiglie” scrivono Teleborsa e Borsa Italiana. SoldiOnline titola “Ricchezza famiglie italiane: perché cresce meno e aumenta il divario. Negli ultimi dieci anni la ricchezza delle famiglie italiane è cresciuta solo del 22% contro il 60% dell’Eurozona”. Per Riccardo Colombani “Disuguaglianze in forte aumento”. “Patrimoni, metà della ricchezza è nelle mani del 5% degli italiani” sottolinea Wall Street Italia . “In Italia disuguaglianze record: cresce meno d’Europa ma il 5% più ricco possiede metà Paese” è il titolo di Food Affairs.it. Per Traders Union.com “l’Italia registra la crescita più debole della ricchezza familiare nell’UE, aumenta la concentrazione ai vertici”. Non cambia l’impostazione di Associated Medias.com: “Italia: la ricchezza cresce meno che in Europa, disuguaglianze ai massimi”. Parla di “illusione ottica del tesoro italiano” Euroborsa che rilancia la visione di un “declino che ci rifiutiamo di vedere”. Il tema delle disuguaglianze ricorre nel servizio di Aduc.it: “le famiglie crescono meno dell’Europa ma il 5% più ricco possiede metà Paese”. La Mescolanza evidenzia che il “patrimonio delle famiglie italiane è oltre 11mila miliardi, ma in dieci anni la crescita resta sotto la media europea”. “Risparmio: First Cisl, in 10 anni +22% ricchezza famiglie, crescita più bassa Eurozona” rimarca Ore 12. Per Onda Azzurra.com “Il 5% delle famiglie italiane ha il 50,2% della ricchezza”. Chiude la rassegna dei siti online Investimenti News che titola “Il 5% delle famiglie italiane ha il 50,2% della ricchezza”.
Quotidiani locali
Con lo stesso titolo: “L’indagine, il 5% più ricco detiene il 50% dei capitali”, escono la Gazzetta di Modena, Gazzetta di Reggio, Gazzetta di Carpi, Il Tirreno, La Nuova Ferrara, La Nuova Sardegna e La Provincia Pavese. Stesso titolo: “Per famiglie italiane crescita ricchezza più bassa di Eurozona, salgono diseguaglianze” propongono L’Arena, Il Giornale di Vicenza, la Gazzetta di Mantova, Brescia Oggi. Per Qds “Ricchezza, in Italia cresce meno dell’Eurozona: oltre metà è nelle mani del 5% delle famiglie”.
Le testate citate riportano i dati della ricerca elaborata dall’Osservatorio sulla ricchezza delle famiglie della Fondazione Fiba di First Cisl. Numerose rilanciando anche le considerazioni del Segretario generale nazionale di First Cisl, Riccardo Colombani. “Senza un significativo e duraturo aumento del prodotto interno lordo e un forte rialzo delle retribuzioni con ragionevole certezza aumenterà ancora la quota della ricchezza netta italiana detenuta dal 5% delle famiglie più ricche, già passata negli ultimi 15 anni dal 39,9% al 50,2%, il livello più alto nell’eurozona ad eccezione di Austria e Lettonia”.
“Ci troviamo però di fronte ad un nodo gordiano: servono ingenti investimenti ma non possiamo fare affidamento sulla finanza pubblica. È un problema che riguarda la gran parte dei Paesi europei. Con questa consapevolezza, lo scorso anno la Commissione europea ha elaborato l’evoluzione dell’Unione dei mercati dei capitali in Unione del risparmio e degli investimenti. Più in dettaglio – prosegue Colombani – per stimolare la canalizzazione delle ricchezze delle famiglie nell’economia reale europea, la Commissione ha proposto ai Paesi dell’Unione l’utilizzo dei conti di risparmio e di investimento. L’obiettivo è strategico e irrinunciabile, considerato che ogni anno centinaia di miliardi di euro, attraverso prodotti di risparmio gestito, vengono investiti in società non europee quotate in gran parte negli Usa, anche a causa della ridotta dimensione e della frammentazione dei mercati finanziari europei”.
“Siamo convinti che la mobilitazione della ricchezza delle famiglie verso l’economia reale possa essere decisiva. Siamo però scettici riguardo a soluzioni che puntino solo alle agevolazioni fiscali sugli eventuali benefici economici rivenienti dagli investimenti, perché temiamo che non si rivelino efficaci. L’esperienza dei piani individuali di risparmio – osserva il leader dei bancari della Cisl – corrobora il nostro dubbio: a qualche anno dal varo e dopo i tentativi di rilanciare lo strumento, le masse gestite non sono considerevoli, non sempre divengono capitale di rischio e soprattutto manca un approccio olistico”.
“Riteniamo debbano essere praticate scelte più nette. La sfida deve consistere nella valorizzazione delle milioni di micro, piccole e medie imprese italiane non quotate che incidono molto sul Pil e occupano la gran parte delle persone. A tal fine abbiamo avanzato insieme alla Cisl la proposta di costituire un Fondo di investimento nazionale nell’economia reale (Finer) che preveda: garanzie pubbliche integrali sulla ricchezza che gli italiani volontariamente destineranno a tale progetto, con limiti di ammontare e temporali per evitare speculazioni; un governo della ricchezza raccolta affidato alla regia di CdP, con l’attività indispensabile di banche, assicurazioni e altri intermediari finanziari; un’architettura articolata di allocazione che, facendo leva su consorzi di filiera, magari con prerogative potenziate da una legislazione di sostegno, crei quelle condizioni di fiducia negli imprenditori, necessarie ad aprire le porte delle loro imprese. È opportuno evidenziare che, dai conti distributivi della ricchezza forniti da Bce, emerge che proprio le partecipazioni delle famiglie nelle società non quotate ha registrato un incremento di ben il 102,7%, il maggior tra tutte le componenti della ricchezza”.
“È poi necessario elaborare e attuare un’efficace politica dei redditi che si ponga l’obiettivo dell’elevazione economica del lavoro. Il robusto rafforzamento delle retribuzioni, attraverso la contrattazione collettiva, non può limitarsi alla tutela del potere d’acquisto, ma deve fare leva soprattutto sulla partecipazione agli utili d’impresa. Servono incentivi efficaci e strutturali. Diversamente – conclude Colombani – senza investimenti, senza una crescita forte e duratura e soprattutto senza retribuzioni significativamente più alte, si amplieranno ancora le diseguaglianze economiche”.
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