Colombani su Avvenire: no al terzo polo, le fusioni fanno male al Paese. Al sistema bancario servono campioni europei

«Penalizzati i lavoratori e la clientela. Non serve più concentrazione del sistema all’interno dei confini nazionali, bensì campioni europei». È questo il messaggio centrale dell’intervista che Avvenire ha dedicato a Riccardo Colombani, Segretario generale nazionale First Cisl, a firma del giornalista Pietro Saccò.

Nell’articolo, dal titolo «Le grandi manovre sulle banche agitano la First Cisl. Finora dalle aggregazioni premi solo agli azionisti», Colombani analizza le principali operazioni in corso nel settore bancario italiano e ne mette in luce gli effetti su occupazione, clientela e territori.

Di seguito l’intervista integrale.

Crédit Agricole sale al 20% di Banco Bpm, Mps valuta l’integrazione di Mediobanca. Nel settore bancario italiano il 2026 si è aperto con grandi manovre in corso, e più di una preoccupazione tra i sindacati”, come spiega Riccardo Colombani, Segretario generale nazionale First Cisl.

Banco Bpm e Mps restano sotto i riflettori. Il 2026 sarà l’anno del terzo polo?

Francamente ci auguriamo di no. Una fusione tra Banco Bpm e Crédit Agricole comporterebbe tagli pesanti alle reti di sportelli e all’occupazione. Considerato il diktat Bce imposto a Crédit Agricole riguardo al controllo, la banca francese potrà svolgere il ruolo di investitore di lungo periodo, conferendo stabilità agli assetti proprietari. Serve una buona governance di Piazza Meda per garantire tutti gli stakeholder. Riguardo a Mps, la forte complementarietà dei business non rende necessaria una fusione con Mediobanca. Nel nostro Congresso 2022 auspicammo l’acquisto di Mps da parte di Generali, che era presente nel capitale di Rocca Salimbeni, sul modello di assicurazione-banca Unipol-Bper. L’operazione avrebbe salvato la banca più antica al mondo e garantito alla nostra multinazionale assicurativa una rete distributiva eccezionale. Tuttavia il ceo di Generali Philippe Donnet affermò due mesi dopo, in Commissione d’inchiesta sulle banche, che il business bancario e quello assicurativo sono completamente diversi. Ironia della sorte, oggi il gruppo Mps è l’azionista di maggioranza relativa in Generali.

Un nuovo round di aggregazioni è davvero utile al Paese?

Il consolidamento non è un valore in sé. Finora le aggregazioni hanno premiato solo gli azionisti ma hanno ridotto i livelli occupazionali e penalizzato la clientela, riducendo la competizione nell’offerta di prodotti di risparmio e investimento. Le piccole imprese sono state penalizzate dalla diminuzione del credito, per non parlare delle continue chiusure di sportelli e del conseguente abbandono dei territori. Negli ultimi 20 anni, secondo l’indice Herfindahl-Hirschman, la concentrazione del sistema bancario italiano è triplicata, doppiando il sistema tedesco e distaccando nettamente quello francese. Non serve più concentrazione del sistema all’interno dei confini nazionali, bensì campioni europei. Le istituzioni politiche europee devono creare le condizioni affinché ciò accada.

Per le banche l’intelligenza artificiale è la nuova frontiera. Il sindacato è pronto a giocare questa partita?

Il sindacato non solo è pronto, ma vuole essere protagonista. L’intelligenza artificiale non è più un’opzione, bensì una questione competitiva. È però indispensabile un governo condiviso. Per questo abbiamo potenziato la Cabina di regia sul digitale già prevista dal contratto nazionale con Abi. È uno strumento di contrattazione dinamica che servirà a gestire congiuntamente l’impiego sempre più esteso dell’intelligenza artificiale, con l’imprescindibile premessa che quest’ultima deve essere complementare e non sostitutiva del lavoro umano.

A breve le banche presenteranno i conti del quarto trimestre 2025. Le previsioni sono rosee, nonostante la discesa dei tassi: come mai?

Lo spread sui tassi con clientela è rimasto elevato e ciò ha consentito di contenere la riduzione del margine di interesse. Il mantenimento degli alti livelli di profittabilità è dovuto al grande aumento delle commissioni, conseguenza di un modello di business che privilegia sempre più il risparmio gestito rispetto all’intermediazione creditizia. Il risiko bancario ruota proprio attorno al risparmio gestito, che offre ottimi guadagni, pochi rischi e libera capitale da destinare a buyback. Ma il rischio è che le imprese, in particolare le piccole e medie, trovino sempre maggiori difficoltà nell’accesso al credito.

L’intervista su Avvenire: