Si è conclusa l’assemblea dei delegati del Fondo pensione nazionale del Credito Cooperativo, convocata con l’obiettivo di “ripetere” l’esercizio del voto del 30 aprile scorso per il rinnovo degli organi di governo: consiglio di amministrazione e collegio sindacale.
L’appuntamento giunge al termine di un periodo di proroga, durante il quale la nostra organizzazione sindacale ha lavorato per una soluzione responsabile per il rinnovo delle cariche, sulla base del riconoscimento della pari dignità e della legittima rappresentanza delle sigle del tavolo unitario. La scorsa assemblea, convocata solo 55 giorni fa, non aveva espresso nessuna convergenza di voto sulla richiesta (dichiarata “irrinunciabile” da Fabi e “conditio sine qua non” di qualsiasi accordo), di avere nell’organo di gestione ben 3 consiglieri sindacali su 5. L’accoglimento di tale proposta, allora sventato, avrebbe vulnerato la democrazia partecipativa della bilateralità cooperativa, escludendo sigle che, nelle diverse sensibilità di cui sono portatrici, avrebbero garantito la sana e prudente gestione. Il rispetto di tali valori, almeno tra sigle confederali, ci aveva consentito, meno di due mesi fa, di scongiurare tali derive fagocitanti.
All’assemblea, riconvocata per la data odierna, non si è accompagnato nessun atto di responsabilità da parte di chi a parole pure predicava responsabilità e moderazione. Anzi, l’elemento di novità sconcertante è che la Fabi ha presentato una propria lista, contenente anche due candidature dei due attuali delegati a suo tempo proposti dalla Uilca (candidature accettate dai medesimi). Il voto, espresso anche da tali delegati di origine Uilca, ha registrato una maggioranza di 17 votanti a favore di tale lista Fabi. Alla formazione di tale maggioranza hanno contribuito in maniera decisiva col proprio voto i due predetti delegati di provenienza Uilca, che peraltro si sono astenuti (in maniera parimenti decisiva) dall’approvare la lista che i delegati confederali votarono già la scorsa volta.
L’esito finale della votazione ha determinato un nuovo assetto di governo e controllo dell’Ente, che ci esclude, insieme alla Fisac Cgil, dalla rappresentanza sia nel consiglio di amministrazione sia nel collegio dei sindaci.
È assolutamente infondata, pretestuosa e strumentale la giustificazione, addotta in altro comunicato, che la scelta di attivare questa gravissima iniziativa sindacale fosse motivata da esigenza di salvaguardia e di continuità del fondo pensioni. “Excusatio non petita, accusatio manifesta”: non ci risultano iniziative che minacciassero la sopravvivenza dell’Ente o dimissioni paventate da chicchessia; atti, insomma, che avrebbero messo a rischio la vita e la tutela del Fondo; al contrario, è proprio l’iniziativa consumata oggi l’atto di evidente irresponsabilità e di dannosa discontinuità rispetto alle relazioni sindacali che hanno finora assicurato i valori partecipativi che fondano il settore cooperativo.
La grave mancanza di “diversità” nella gestione e nel controllo dell’Ente, che è da oggi affidato all’esclusiva responsabilità degli esponenti votati nella lista Fabi, ci responsabilizza ancora di più a compiere ogni necessaria attività di attento monitoraggio, scrupoloso controllo e, se del caso, doverosa iniziativa di tutela, nell’interesse delle e degli aderenti al fondo e a difesa dell’essenziale valore costituzionale del risparmio previdenziale.
Per quanto ci riguarda, continueremo a svolgere fino in fondo il nostro compito. Vigileremo sulle scelte del Fondo, sulla gestione finanziaria, su costi, su rendimenti, sulla qualità dei servizi e la trasparenza delle decisioni. Lo faremo come sempre, nell’interesse degli aderenti, anche senza una nostra presenza negli organi.
Le lavoratrici e i lavoratori affidano a questa istituzione una parte del proprio salario e una parte del proprio futuro. Hanno diritto a una governance nella quale possano riconoscersi, tutte e tutti, anche attraverso rappresentanze diverse.
Roma, 25 giugno 2026
CooperFirst – Coordinamento Credito Cooperativo
Qui il comunicato
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