Desertificazione bancaria in Piemonte. Cisl e First Cisl: due comuni su tre senza sportelli

«Il Piemonte senza banche. Due comuni su tre abbandonati dagli sportelli»: questo è il titolo del servizio firmato dal giornalista Gianluca Ottavio e pubblicato su La Voce del Canavese.  «Quasi 670mila cittadini e oltre 48mila imprese – si legge – vivono in territori senza una filiale. Nei grandi centri gli sportelli si concentrano, mentre nei paesi anziani, commercianti e artigiani vengono lasciati soli davanti a un’app».

Le banche continuano ad esistere, ma si allontanano dai territori. «A volte si trova nel comune vicino, altre volte bisogna attraversare mezza valle. In compenso, sul telefono, è sempre aperta. Basta avere uno smartphone, una connessione che funzioni, una password che non si ricorda mai, un codice inviato con un messaggio, un secondo codice generato dall’applicazione e possibilmente un nipote disponibile a spiegare dove bisogna cliccare».

La Voce del Canavese evidenzia che «in dieci anni il Paese ha perso più di un terzo dei propri sportelli. Le filiali sono passate dalle 30.258 del 2015 alle 19.140 registrate alla fine del 2025. Significa oltre 11mila serrande abbassate e una contrazione del 36,7 per cento. Soltanto nell’ultimo anno sono scomparsi altri 516 sportelli, con una riduzione del 2,6 per cento. Il numero dei Comuni completamente privi di una banca è salito a circa 3.456: quasi il 44 per cento del totale nazionale».

Il raffronto degli ultimi dieci anni è impietoso. «Nel 2015 – scrive Gianluca Ottavio – gli italiani residenti in un Comune senza sportello erano circa 2,26 milioni. Dieci anni dopo sono diventati quasi 4,9 milioni. In pratica, la popolazione coinvolta è più che raddoppiata. E non si tratta soltanto di piccoli borghi sperduti in cima a una montagna: tra le persone rimaste senza banca ci sono quasi 1,3 milioni di over 65 e oltre 643mila cittadini con più di 75 anni. Persone alle quali il sistema bancario, dopo aver chiuso la filiale, ha consegnato una soluzione semplice: arrangiarsi con internet».

«In Piemonte – prosegue l’articolo – il fenomeno ha assunto dimensioni ancora più pesanti. Il 65,8 per cento dei comuni non dispone più di alcuno sportello bancario (…) Un altro 18,1 per cento dei municipi piemontesi conserva una sola filiale, spesso l’ultima sopravvissuta e dunque quella più esposta a una futura chiusura. Nel solo 2025 la rete regionale si è ridotta di un ulteriore 2,9 per cento. Tradotto dal linguaggio delle percentuali: in Piemonte quasi due comuni su tre non hanno una banca».

Il quotidiano online rilancia i dati dell’Osservatorio sulla desertificazione bancaria di First Cisl, curato dalla Fondazione Fiba, evidenziando che 669mila piemontesi non hanno alcuna filiale al loro servizio, «36mila in più rispetto all’anno precedente. Altri 485mila piemontesi abitano in Comuni nei quali è rimasta una sola filiale. Insomma, oltre un milione di cittadini vive già nella desertificazione bancaria oppure a un passo dal precipitarci. Su 1.180 Comuni piemontesi, soltanto 191 possono ancora contare su più sportelli. In 213 ne è rimasto uno soltanto. Ben 550 erano già senza banca nel 2015, mentre altri 226 hanno perso l’ultima filiale nel corso del decennio successivo».

«È un pezzo di Piemonte che si spegne lentamente», segnala il giornalista Gianluca Ottavio. «Prima chiude la scuola, poi se ne va il medico, l’ufficio postale riduce gli orari, l’autobus passa due volte al giorno e infine sparisce anche la banca. A quel punto il paese esiste ancora sulle carte geografiche, ma per svolgere qualsiasi operazione bisogna prendere l’automobile e andare altrove. Il paradosso piemontese è tutto dentro la provincia di Torino. Nel capoluogo restano 274 filiali e nell’intero territorio provinciale se ne contano 627. Una concentrazione enorme, che però non impedisce a vaste aree collinari, rurali e montane di rimanere completamente scoperte».

Sul La Voce del Canavese intervengono Luca Caretti, Segretario generale Cisl Piemonte, e Luca Mellano, Segretario generale First Cisl Piemonte Valle d’Aosta: «Non parliamo solo di statistiche, ma di cittadini e imprese che si ritrovano isolati, senza nessuno a cui rivolgersi per gestire i risparmi o chiedere un finanziamento». Il loro appello è rivolto agli istituti di credito e alle istituzioni regionali: senza un intervento il rischio è che il “Sistema Piemonte” finisca per sgretolarsi «per mancanza di ossigeno finanziario».

La posizione di First Cisl viene completata dal Segretario generale nazionale Riccardo Colombani, che contesta l’argomento della diffusione dell’internet banking: «in Francia, dove i servizi bancari digitali sono utilizzati molto più che in Italia, restano 48 sportelli ogni 100mila abitanti, contro i 33 italiani. La tecnologia, dunque, non obbliga automaticamente a chiudere le filiali. È una scelta industriale».

Gianluca Ottavio conclude: «Una scelta conveniente per chi riduce personale, affitti e costi di gestione. Molto meno conveniente per chi rimane nel paese. Perché quando chiude una banca non scompare soltanto un bancone con qualche impiegato. Se ne va un pezzo di vita quotidiana. Si perde un servizio, si indebolisce un’economia locale e cresce la distanza tra il Piemonte delle città, ancora pieno di filiali, e quello delle valli, delle colline e dei piccoli Comuni, dove ormai per trovare una banca bisogna prima trovare le chiavi della macchina. E sperare che sia rimasto almeno un distributore di benzina».


👉 Leggi il 16° report della Fondazione Fiba di First Cisl al 30 giugno 2026

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