“Oggi Marghera rappresenta un luogo simbolo, ed è significativo che Cgil, Cisl e Uil lo abbiano scelto per la manifestazione unitaria del Primo Maggio. Proprio qui si è verificato un caso emblematico: i licenziamenti presso InvestCloud, società americana del digital wealth che elabora algoritmi per la consulenza finanziaria, dimostrano che il tema non è solo quello della formazione o dell’aggiornamento delle competenze, pur necessario, ma una preoccupante tendenza alla sostituzione del lavoro umano con sistemi di intelligenza artificiale”. Lo ha dichiarato il Segretario generale nazionale First Cisl Riccardo Colombani intervenendo al Consiglio generale Cisl che si è tenuto oggi a Roma.
“È questo il vero punto critico: non siamo di fronte a un semplice cambiamento tecnologico, ma al rischio concreto di una trasformazione che espelle il lavoro anziché valorizzarlo. L’intelligenza artificiale deve essere uno strumento al servizio delle persone, non un meccanismo per rimpiazzarle. Nel settore bancario abbiamo già avviato un percorso importante: la cabina di regia sul digitale costituita con Abi rappresenta un modello avanzato di confronto e partecipazione. Il nostro obiettivo è chiaro: arrivare a una soluzione condivisa, integrativa del contratto collettivo nazionale, che stabilisca un principio fondamentale: i sistemi di intelligenza artificiale devono essere complementari al lavoro umano, non sostitutivi”.
“Altro aspetto rilevante – ha proseguito Colombani – è il rischio che la politica economica venga schiacciata sulla politica monetaria, in una fase segnata da shock energetici. La Banca centrale europea ha già dimostrato nel 2022 di intervenire in modo incisivo, con una serie di rialzi dei tassi di interesse che li hanno portati rapidamente da zero al 4,5%, per poi avviare una successiva fase di riduzione. È evidente che il Paese debba attuare una politica economica completamente diversa dal passato. Nell’immediato avremo comunque bisogno di un nuovo temporary framework, sulla falsariga di quanto è avvenuto durante l’emergenza Covid, tuttavia il nostro enorme debito pubblico impone un cambio di passo. In attesa delle decisioni di politica monetaria, intanto i tassi di mercato hanno subito un rialzo”.
“In Italia il debito pubblico ha superato infatti i 3mila miliardi di euro e l’aumento dei rendimenti dei titoli di Stato — con i Btp decennali cresciuti in un solo mese di circa 0,75 punti percentuali — potrebbe comportare un aggravio rilevante della spesa per interessi, già oggi superiore ai 90 miliardi annui. Anche variazioni contenute dei tassi producono effetti molto significativi sui conti pubblici: se si registrerà un incremento del costo del debito dello 0,1% si pagheranno più interessi per circa 3 miliardi di euro, vanificando i tentativi di risparmiare soldi pubblici, come nel caso di Transizione 5.0, misura sulla quale il governo intende risparmiare 763 milioni di euro. In questo contesto, pertanto, appare inadeguato pensare di reperire risorse attraverso interventi limitati o misure marginali: servono invece – ha concluso Colombani – scelte di politica economica radicali e innovative”.

