A dieci giorni della pubblicazione del report sulla desertificazione bancaria, elaborato dalla Fondazione Fiba di First Cisl con dati Banca d’Italia e Istat al 30 giugno, non scema l’interesse sulla tematica. Il quotidiano Milano Finanza rilancia i dati cislini pubblicando un articolato servizio dal titolo “380 mila siciliani vivono in comuni senza sportelli bancari. Un deserto più veloce”.
Il giornalista Antonio Giordano scrive: “La desertificazione bancaria in Sicilia non riguarda più soltanto i piccoli centri dell’interno. Il fenomeno si è progressivamente allargato fino a coinvolgere quasi un milione di residenti che vivono in territori nei quali l’accesso fisico ai servizi bancari è ormai assente o affidato a un solo presidio. Al 30 giugno 2026 sono circa 380 mila i siciliani residenti in Comuni completamente privi di sportelli, mentre altri 535mila vivono in centri nei quali è rimasta una sola filiale. A mettere in fila i numeri è l’ultimo aggiornamento dell’Osservatorio sulla desertificazione bancaria della Fondazione Fiba di First Cisl, elaborato sulla base dei dati di Banca d’Italia e Istat e rilanciato da First Cisl Sicilia”.
Per Milano Finanza “Il dato più significativo riguarda la velocità con cui si è ridotta la presenza delle banche sul territorio. Dei circa 380 mila abitanti che oggi vivono in Comuni senza alcuno sportello, 281.411 risiedono in centri dai quali le banche si sono ritirate dal 2015 in poi. Altri 98.168 abitavano invece già allora in Comuni privi di filiali. In poco più di un decennio, dunque, circa tre quarti della popolazione oggi interessata dalla desertificazione assoluta ha perso il proprio presidio bancario. La stessa dinamica emerge osservando la geografia amministrativa dell’Isola. Oggi il 39% dei Comuni siciliani non dispone di alcuno sportello bancario: 70 erano già in questa situazione nel 2015, mentre altri 83 sono stati progressivamente abbandonati. A questi si aggiungono 98 Comuni, il 25% del totale, nei quali opera una sola filiale. Rimane così appena il 36% dei centri siciliani con più di uno sportello. In termini territoriali, il 7% della superficie regionale appartiene a Comuni già privi di filiali nel 2015, un ulteriore 13% è stato desertificato negli anni successivi e un altro 20% dispone ormai di una sola banca. Complessivamente il 40% del territorio regionale presenta quindi una presenza bancaria estremamente ridotta”.
“Il problema – evidenzia Antonio Giordano – non riguarda soltanto le famiglie. Quasi 20 mila imprese siciliane hanno sede in Comuni privi di banche: 4.712 erano già collocate in territori senza sportelli nel 2015, mentre altre 15.080 hanno assistito da allora all’uscita degli istituti di credito dal proprio Comune. Altre 28.884 imprese possono contare su una sola filiale. E un elemento particolarmente rilevante in un sistema produttivo caratterizzato da una forte presenza di micro e piccole imprese, per le quali il rapporto con il territorio e l’accesso diretto al credito continuano ad avere un peso significativo. La riduzione degli sportelli non è inoltre compensata dalla diffusione dei servizi digitali. Nel 2025 in Sicilia utilizza l’internet banking soltanto il 44% della popolazione, contro una media italiana del 56%. Nell’ Isola la percentuale è superiore soltanto a Basilicata, Campania e Calabria e resta molto lontana dal 70% della Provincia autonoma di Trento e dal 67% della Lombardia. Contemporaneamente la Sicilia dispone di appena 21 sportelli ogni 100 mila abitanti, contro una media nazionale di 32: peggio fanno soltanto Campania, con 17, e Calabria, con 16. La combinazione tra una rete fisica più rarefatta e un utilizzo ancora limitato dei canali online accentua dunque il rischio di esclusione finanziaria soprattutto per anziani, soggetti fragili e territori meno connessi. Anche all’interno dell’Isola le differenze sono marcate. L’indice elaborato dalla Fondazione Fiba misura separatamente la desertificazione assoluta, riferita ai Comuni senza banche, e quella parziale, legata ai centri nei quali è rimasto un solo sportello. Sul primo indicatore Messina è la provincia siciliana con la situazione più critica, con un valore di 349 e il 92esimo posto su 110 province italiane. Seguono Enna, Palermo e Agrigento. All’estremo opposto si trova Ragusa, prima nella graduatoria nazionale per minore desertificazione assoluta secondo l’indicatore Fiba. Per la desertificazione parziale il quadro cambia: Palermo è la provincia siciliana maggiormente esposta, con un indicatore pari a 302 e l’85esima posizione nazionale, davanti a Enna, Catania, Messina, Caltanissetta e Agrigento. Anche in questo caso Ragusa presenta la situazione migliore nell’Isola. La graduatoria dei Comuni rende evidente come il fenomeno non sia confinato ai centri minori. Tra quelli privi di sportelli figurano Aci Sant’Antonio, con oltre 18 mila abitanti, Santa Flavia con quasi 11 mila e Altavilla Milicia con 8.500, oltre a Misiliscemi, San Pietro Clarenza, Valverde, Solarino e Torregrotta. Tra i centri rimasti con un’unica filiale spiccano Aci Catena, oltre 28 mila residenti, Tremestieri Etneo e Villabate, entrambi intorno ai 20 mila abitanti, seguiti da Pedara, Mascali, Melilli, Ficarazzi, Motta Sant’Anastasia e Barrafranca. Non si tratta quindi esclusivamente di piccoli Comuni delle aree interne, ma anche di centri demograficamente rilevanti inseriti nelle cinture metropolitane”.
Milano Finanza rilancia le preoccupazioni di First Cisl Sicilia che parla di allarme sociale e “torna a chiedere alla Regione l’istituzione di un Osservatorio regionale sull’attività bancaria. «Assistiamo ad un progressivo scivolamento che mette in difficoltà intere comunità – afferma il segretario generale regionale Fabio Sidoti -. Il disimpegno delle banche genera spopolamento, rinuncia agli investimenti, chiusura di attività, riduzione del reddito complicando la vita di famiglie e imprese». Sul tema interviene anche il segretario generale nazionale di First Cisl Riccardo Colombani, che collega la desertificazione alle trasformazioni in corso nel sistema del credito e al risiko bancario. Secondo Colombani le operazioni di aggregazione rappresentano «tra le cause principali di desertificazione bancaria» e, proprio per questo, nel processo di concentrazione del settore dovrebbe essere salvaguardato il presidio territoriale. In questo quadro, sostiene il sindacato, cresce anche il ruolo delle banche di minori dimensioni e del credito cooperativo, più legati alle economie locali.
“Il nodo, per la Sicilia – rimarca Milano Finanza – è economico prima ancora che bancario. La chiusura di una filiale non elimina soltanto uno sportello: riduce un punto di contatto tra credito, famiglie e sistema produttivo proprio nelle aree nelle quali infrastrutture, distanza dai mercati e debolezza demografica rendono già più difficile fare impresa. E i numeri del 2026 mostrano che quella che fino a pochi anni fa poteva apparire come una riorganizzazione della rete bancaria sta assumendo sempre più le caratteristiche di un problema strutturale di accesso ai servizi e di tenuta economica dei territori”.
