Battistini, utili record ma il settore si contrae, ripartiamo dalle persone

La concentrazione bancaria ha determinato la continua chiusura di filiali e il progressivo abbandono dei territori, non solo di quelli più periferici ma anche di quelli urbani, da parte delle banche.

Tutto ciò ha causato una duplice polarizzazione, tra nord e sud del Paese e tra i grandi centri metropolitani e tutti gli altri territori.

Le aree di business si spostano da quelle tipicamente bancarie, raccolta del risparmio e impieghi attraverso l’erogazione del credito, a quelle più remunerative e meno rischiose.

A fronte della minore propensione ad assumersi il rischio di credito da parte delle banche aumenta in maniera significativa il rischio per le imprese in difficoltà di scivolare, più o meno consapevolmente, nella spirale del credito usuraio che alimenta la criminalità, in particolare in Lombardia.

Sono cambiate le professionalità, continuano a uscire migliaia di persone e ad entrare nuove figure qualificate, spesso più orientate ad attività specialistiche di supporto per i “nuovi lavori”, che creditizie o commerciali.

A cambiare non è solo la fisionomia del bancario e la sua diversa professionalità, si sta tentando di cambiarne la natura attraverso processi di individualizzazione sempre più strutturati (anche nel rapporto con la clientela), percorsi di crescita professionale meno codificati da accordi collettivi e più orientati, nelle intenzioni aziendali, a sistemi discrezionali, spesso incentivanti e talvolta anche individuali – delle vere chimere – e a promesse che non verranno mai mantenute.

Nel tempo sono sorte figure dalla natura ibrida che, senza soluzione di continuità, alternano l’attività autonoma a quella subordinata sulla cui sostenibilità, in prospettiva, valuteremo gli effetti sia in termini retributivi che di tutele.

Sono evidenti anche gli effetti sull’occupazione. Nonostante negli accordi sindacali aziendali e di gruppo i risultati ottenuti siano di grande impatto, rompendo la tradizionale sostituzione di 1 ingresso ogni 2 uscite con un turnover alla pari, il settore da vent’anni si sta progressivamente riducendo.

Meno banche, meno filiali, meno occupati, minore credito erogato, peggiore qualità della vita lavorativa e minore fidelizzazione del personale, sempre più disorientato da questi continui processi di riorganizzazione. In compenso risultano incrementati, in maniera esponenziale, gli utili e i dividendi.

Il problema, in questo caso, ha una natura redistributiva.

In un mondo che cambia così velocemente non è pensabile restare ancorati esclusivamente ai porti sicuri ma non è nemmeno saggio abbandonarli del tutto.

Il rapporto di fiducia che lega le banche ai territori non ha le sue fondamenta esclusivamente nella solidità patrimoniale, che comunque è una precondizione importante a tutela dei risparmiatori e dell’economia, ma nel rapporto che si realizza tra cliente e banca, attraverso le persone che in essa operano.

È necessario ripartire dalle persone, al di là della retorica, che non mi caratterizza, o delle posizioni di parte. Da una maggiore attenzione sostanziale, e non solo formale, alle tante problematiche che quotidianamente deve affrontare la categoria: la qualità della vita lavorativa, lo stress lavoro-correlato, i livelli occupazionali, la formazione, i percorsi professionali e il recupero dell’ormai smarrito senso di appartenenza.

Se finora abbiamo avuto la capacità e la maturità di gestire i cambiamenti limitando i costi sociali ed economici che tanti altri settori, purtroppo, subiscono, ora dobbiamo impegnarci affinché il sistema bancario eserciti a pieno la sua funzione sociale che si realizza anche mantenendo un presidio territoriale adeguato, garantendo quindi un ricambio generazionale equilibrato ed erogando credito a imprese e famiglie (non solo a rischio “zero”).

Al di là delle nuove professioni, dello sviluppo delle infrastrutture tecnologiche connesse ai cambiamenti, dobbiamo continuare a impegnarci per favorire la crescita di persone motivate e orgogliose del loro lavoro e dell’utilità sociale che, attraverso di esso, si realizza: il senso del proprio lavoro, l’appartenenza a una comunità, non solo professionale.

Lo dobbiamo anche alle nuove generazioni e a chi verrà.

 

                      Andrea Battistini
Segretario generale First Cisl Lombardia


Allegato: editoriale Andrea Battistini: “Utili record ma il settore si contrae, ripartiamo dalle persone”