Cinque anni dalla scomparsa di Franco Marini

Un pensiero di Franco nella ricorrenza dei cinque dalla sua morte.

“Crediamo sia venuto il momento di rivolgere un appello, in tanta smemoratezza del passato e della storia, per ricordare che una democrazia non può vivere a lungo se si appiattisce nei luoghi comuni di un nuovo qualunquismo, che serve solo a coloro che coltivano disegni plebiscitari.

Immersi in questo mare di sfaldamenti e di fenomeni aggregativi che si rincorrono, muoiono e rinascono al tempo stesso, si ha la sensazione di un profondo mutamento dei tempi.

Sentiamo tutti che stanno per aprirsi nuovi spazi di libertà, ma insieme avvertiamo che queste trasformazioni dell’economia, dei processi sociali, delle comunicazioni, se non sono guidate da una politica fatta di valori, contengono pericoli di condizionamento e di concentrazione del potere in circuiti elitari e sfuggenti.

Rispetto a questi temi, così densi di interrogativi ed incognite, c’è alle volte nel nostro Paese un atteggiamento avvilente di disattenzione e di provincialismo, magari di voglia di contarsi su aspetti marginali.

Diciamo invece che proprio da parte dei democratici tutti è necessaria una risposta a questi temi che sia la più ampia e condivisa, che non si rifugia in forme di paura o di estraneità rispetto ai cambiamenti che avvengono intorno a noi.

Sono i temi sui quali di nuovo si gioca il destino delle nostre comunità e il destino di come concepire la convivenza civile nel Paese, fra chi immagina che una domanda di partecipazione più larga possa avere risposta in forme di autoritarismo più o meno mascherato e chi si batte invece per le garanzie del controllo democratico, pur nel riconoscimento delle esigenze della stabilità e dell’efficienza dello Stato moderno; fra chi sostiene verità uniche e assolute e chi crede invece nel dialogo e nel riconoscimento dell’identità degli altri; tra un liberismo inteso come oltranzismo del mercato e chi pone invece il lavoro come il progetto strategico intorno a cui fondare i diritti dei cittadini.

Da tutto questo deriva il nostro appello: trovare un terreno comune di iniziativa, di presenza ed impegno che non faccia leva sulle emotività o sui disegni personali, ma sull’insieme dei problemi e delle attese della società italiana: c’è un’idea più grande di ciascuno di noi per la quale vale battersi e lottare, superando le divisioni dell’oggi; questa idea è una concezione delle libertà e delle autonomie civili, politiche e sociali dello Stato, è un disegno capace di tenere insieme fra loro sviluppo economico e giustizia sociale.”

Fonte: “Archivio Associazione BiblioLavoro, Cisl Lombardia” 


Allegato: documento BiblioLavoro