CR Volterra, sciopero martedì 7 e venerdì 24 aprile

Di seguito il comunicato delle Rappresentanze sindacali aziendali Fabi, First Cisl, Fisac Cgil e Uilca in CR Volterra:

Facendo seguito alla comunicazione del 26 marzo 2026, con la quale si rendeva noto l’esito negativo del tentativo di conciliazione presso Abi, le organizzazioni sindacali aziendali della Cassa di Risparmio di Volterra S.p.A. confermano lo stato di agitazione del personale e

Proclamano le seguenti giornate di sciopero:

  • Martedì 7 aprile 2026 per l’intera giornata lavorativa

  • Venerdì 24 aprile 2026 per l’intera giornata lavorativa

L’atteggiamento aziendale si è confermato di estrema gravità e richiede una risposta ferma e coesa da parte di tutto il personale. Mai come oggi, in una situazione in cui viene calpestata la nostra dignità di lavoratori, è necessario reagire. La lettera del direttore generale — che non ha mai partecipato agli incontri — rappresenta l’ennesima dimostrazione di un uso strumentale e fazioso degli eventi.

1 – La cronaca

La commissione ha inizialmente dato la parola alla banca, la quale ha proposto ai sindacati di sottoscrivere un accordo congiunto che avrebbe previsto il rinnovo integrale del Contratto integrativo aziendale (Cia) fino al 27 febbraio 2027.

Successivamente, la parola è stata data alle rappresentanze sindacali aziendali, che hanno dichiarato alla commissione la disponibilità a sottoscrivere qualsiasi ipotesi di conciliazione purché coerente con i punti deliberati all’unanimità in assemblea.

In tal senso sono state avanzate almeno tre proposte, mediate dalla commissione, per rendere la proposta aziendale compatibile con il mandato ricevuto dai colleghi.

L’azienda ha tuttavia rifiutato perentoriamente ogni proposta di mediazione coerente con il terzo punto approvato all’unanimità dalle assemblee del personale, che riportiamo testualmente:

“Sostenere la rivendicazione di un nuovo Cia che riconosca adeguatamente il contributo del personale ai risultati aziendali del triennio, prevedendo miglioramenti economici e normativi coerenti con la redditività della banca, nello spirito degli istituti del Cia scaduto e della piattaforma approvata dal personale”.

Non abbiamo voluto sottoscrivere un accordo congiunto di rinnovo integrale del Cia fino al 27 febbraio 2027 che nega il riconoscimento del contributo del personale ai risultati aziendali del triennio, non prevedendo i richiesti miglioramenti economici e normativi coerenti con la redditività della banca.

Non abbiamo potuto sottoscrivere un accordo di conciliazione che non facesse alcun riferimento allo spirito degli istituti del Cia scaduto ed alla piattaforma approvata dal personale, quale punti di partenza del negoziato.

Poiché la Cassa ha rifiutato perentoriamente tutte e tre le nostre proposte, la commissione ha presentato alla parti un’ultima ipotesi di conciliazione, articolata nei seguenti punti:

  • sospensione temporanea del procedimento, con prescrizione alle parti di incontrarsi a brevissimo a Volterra per verificare la reale volontà di avviare finalmente il confronto;
  • riduzione del periodo di proroga del Cia al 30 aprile p.v. come termine ultimo;
  • inserimento nel verbale di una dichiarazione autonoma del Sindacato, non vincolante per l’azienda, in cui le organizzazioni sindacali individuavano nella piattaforma rivendicativa e nel patrimonio storico della contrattazione di secondo livello (Cia) i punti imprescindibili di partenza del confronto.

I sindacati hanno accettato tale proposta. L’azienda l’ha rigettata.

2 – Le nostre valutazioni

Il rifiuto di prendere atto di una dichiarazione di parte, peraltro non vincolante, costituisce un’ingerenza grave e inaccettabile nell’autonomia sindacale, alla quale abbiamo opposto una posizione compatta e determinata.

In pratica, l’azienda avrebbe voluto sedersi al tavolo senza riconoscere né il vecchio Cia né la nuova piattaforma, discutendo esclusivamente le tematiche di suo gradimento.

È evidente che la banca, a prescindere, non intende riconoscere il valore politico e sostanziale delle proposte dei lavoratori.

L’azienda non è realmente disponibile alla trattativa: al contrario, pretende che le organizzazioni sindacali si limitino a ratificare le concessioni aziendali.

3 – Le nostre conclusioni

L’occasione per la ripresa delle trattative c’era il 26 marzo a Roma, ma l’azienda ha scelto di non coglierla, ostinandosi a ignorare ogni richiesta votata e sostenuta dai lavoratori.

Non riconosce la piattaforma approvata all’unanimità nelle assemblee di novembre, né il mandato conferitoci il 18 marzo di ricomprendere quale punto di partenza del negoziato lo spirito del Cia scaduto.

Va sottolineato con forza: l’annunciata proroga per un anno delle coperture assicurative e il mantenimento del contributo al Fondo di solidarietà rappresentano i primi risultati concreti dell’agitazione del personale.

Sarebbe gravissimo se tali coperture fossero state omesse finora “ad arte”, al solo scopo di utilizzarle come falsa moneta di scambio nelle trattative.

Al contempo deve essere chiaro a tutti che tali concessioni, al pari di quelle enunciate il 27 febbraio u.s. dal direttore generale, sono concessioni unilaterali e, in quanto tali, possono essere revocate o annullate in ogni momento dalla Cassa qualora e quando lo ritenesse opportuno!

4 – In sintesi

A Roma l’accordo – che sembrava a un passo – è saltato perché il presidente, con istruzioni dettate telefonicamente alla delegazione aziendale:

  • ha imposto di non accettare l’inserimento nel verbale della dichiarazione sindacale che individuava nella piattaforma e nel Cia i punti di partenza del confronto, tentando di soffocare così l’autonomia del sindacato;
  • ha dimostrato di voler ignorare il patrimonio storico della contrattazione aziendale e la piattaforma votata all’unanimità dai lavoratori;
  • ha cercato di dettare al sindacato i temi di discussione, negandogli persino la possibilità di dichiarare i propri punti di partenza.

5 – Il vero problema

L’azienda intende:

  • ignorare il patrimonio storico della contrattazione aziendale rappresentato dal Cia;
  • ignorare la piattaforma votata all’unanimità dai lavoratori;
  • decidere unilateralmente i temi del confronto.

In altre parole:

  • niente vero negoziato
  • nessun rispetto del mandato dei lavoratori
  • solo imposizioni unilaterali

Ci chiedono di ratificare, non di trattare.

Se l’azienda cambiasse realmente opinione, le organizzazioni sindacali sarebbero immediatamente disponibili alla ripresa del confronto negoziale.

Come espresso nelle recenti assemblee, si invita tutto il personale alla massima partecipazione alle iniziative di protesta e si richiede di segnalare alle organizzazioni sindacali ogni eventuale pressione, diretta o indiretta, volta a limitare l’esercizio del diritto di sciopero.

Volterra, 30 marzo 2026

Le Rappresentanze sindacali aziendali di CR Volterra
Fabi   –   First Cisl   –   Fisac Cgil   –   Uilca


Leggi il comunicato sindacale unitario