Di fronte al rischio che l’intelligenza artificiale venga utilizzata per tagliare brutalmente i costi servono soluzioni condivise ispirate alla responsabilità sociale d’imprese. Le banche sono al centro del cambiamento. La cabina di regia sul digitale tra sindacati e Abi dovrà garantire la complementarietà dell’IA al lavoro. Con il prossimo contratto vanno garantiti a lavoratrici e lavoratori aumenti significativi, in linea con i risultati che hanno contribuito a raggiungere. Di seguito l’analisi completa del Segretario generale nazionale First Cisl Riccardo Colombani pubblicata su Avvenire:
Un recente report di Citrini Research proietta una luce fosca sui prossimi anni: già nel 2028 – è la tesi – potrebbe esplodere una crisi globale a causa del forte aumento di produttività dovuto all’utilizzo progressivamente crescente di sistemi di IA accompagnato dalla sostituzione sempre più ampia di lavoratrici e lavoratori, sino alla conseguente forte contrazione dei consumi e all’inarrestabile vortice sociale ed economico. In definitiva, sulla spinta del crescente utilizzo di nuove tecnologie, si alimenta l’ossessione della riduzione dei livelli occupazionali, che potrebbe determinare una vera apocalisse sociale ed economica. Ipotesi da cassandre? O il pericolo che l’intelligenza artificiale sia impiegata per tagliare in modo brutale i costi obiettivamente esiste, ed in alcuni casi è già realtà? Come per InvestCloud, di proprietà statunitense, specializzata in digital wealth, che ha annunciato il licenziamento delle 37 persone occupate a Marghera, sostituite da sistemi di intelligenza artificiale. È una manifestazione plateale di quel capitalismo che perde la legittimazione morale, descritto paradossalmente proprio da Larry Fink, ceo di Black Rock, il più grande asset manager planetario, al World economic forum di Davos nel gennaio scorso. Nel mese di febbraio c’era stata una pesante caduta dei titoli del risparmio gestito per i timori di automatizzazione della consulenza finanziaria con l’utilizzo dell’IA.
Insomma, le banche sono giocoforza tirate in ballo. Ma non possono prescindere da comportamenti d’impresa improntati alla responsabilità sociale, in primis rispetto alle lavoratrici e ai lavoratori. Per questo, nella Cabina di regia tra sindacati e Abi sull’impatto delle nuove tecnologie e riguardo alle transizioni strutturali, le soluzioni condivise, che porteranno le parti sociali alle prime ‘intese che integreranno il contratto collettivo nazionale’, dovranno riguardare la complementarietà delle nuove tecnologie al lavoro umano, le tutele delle lavoratrici e dei lavoratori riguardo alla sfera personale, l’individuazione di nuovi profili professionali riconducibili al digitale, nonché la revisione delle declaratorie degli inquadramenti, oltre all’avvio dell’indagine di clima settoriale, già oggetto di condivisione nell’accordo di rinnovo del Ccnl nel 2023. A proposito del contratto collettivo nazionale che scadrà il prossimo 31 marzo, nella piattaforma di rivendicazione unitaria le richieste economiche avranno il giusto rilievo, considerata l’entità del valore aggiunto, il livello di efficienza assoluto nel contesto europeo, che pone il sistema delle banche italiane nelle condizioni di garantire una significativa redistribuzione a lavoratrici e lavoratori. D’altra parte, all’attenzione posta dai banchieri alla valorizzazione degli interessi degli azionisti con dividendi e buyback è assolutamente necessario associare l’elevazione economica di chi ha prodotto i risultati d’impresa, ossia lavoratrici e lavoratori. Inoltre, l’eccellente resilienza certificata dagli stress test Eba-Bce, pone le banche italiane nelle condizioni di ridurre il gap tra capitale e lavoro anche in scenari avversi.
L’analisi del Segretario generale nazionale First Cisl su Avvenire:


