Occupazione giovanile, Maddalena Acquaviti, formazione professionale per una crescita sostenibile

I dati ISAT più recenti, in tema di occupazione, possono apparire, a occhi poco attenti, piuttosto sorprendenti e talvolta contradditori.

Se da un lato sembrano portare elementi positivi come disoccupazione in calo e aumento della partecipazione femminile al mondo del lavoro, dall’altro non sono privi di elementi preoccupanti, quali aumento dei tassi di inattività e occupazione in calo fra i più giovani; quest’ultimo è, probabilmente, il segnale più allarmante.

Per anni si è ragionato in termini di rinnovamento generazionale e costo elevato dei dipendenti più “anziani” che costituivano, per le aziende, una zavorra da cui liberarsi attraverso piani industriali in cui hanno dichiarato migliaia di esuberi temperati dalle assunzioni che, grazie agli accordi sottoscritti, sono state fatte.

Quello scenario sembrerebbe superato.

Ormai le aziende si sono alleggerite di tutti coloro che ritenevano particolarmente onerosi riducendo, in parallelo con l’esperienza maturata nel tempo dai “vecchi”, i costi in modo significativo.

Ora sembrano tornare a preferire persone con una maggiore seniority se, come appare dai dati, sono proprio gli over 50 a trainare la crescita dell’occupazione, persone che sono già dotate di conoscenze e competenze su cui risparmiare ancora ma, questa volta, i costi della formazione; come sappiamo e non condividiamo, le aziende da tempo hanno fortemente ridotto la formazione di qualità, erogando prevalentemente quella obbligatoria e possibilmente online.

Questa riduzione di giovani lavoratori da introdurre nelle aziende determina, a lungo termine, un tema di sostenibilità: a chi verranno trasferite le conoscenze e quali spazi di crescita avranno i giovani lavoratori?

Il tema diventa ancora più rilevante in considerazione dell’introduzione sempre più invasiva dell’Intelligenza Artificiale (AI) che, come sembra oggi, andrebbe a sostituire proprio i lavori a più basso valore aggiunto, che spesso sono anche quelli che costituiscono il primo ingresso, il trampolino di lancio per l’acquisizione di competenze professionali da parte dei più giovani.

Il tema della conoscenza e, quindi, della formazione diventerà cruciale, non solo per riqualificare chi opera già nel mondo del lavoro, allo scopo di contrastare l’obsolescenza delle competenze necessarie per affrontare nuove sfide tecnologiche, ma anche per favorire l’ingresso di nuovi giovani che dovranno ricevere adeguata formazione e avere occasione e tempo per acquisire il know how necessario, in prospettiva futura, al buon funzionamento dell’azienda.

A questo è strettamente connesso il tema, forse ancora più delicato, della sostenibilità a lungo termine del sistema stesso.

Con l’introduzione di sistemi digitali sempre più evoluti, l’Intelligenza Artificiale diventa, in particolare, uno strumento di efficientamento e miglioramento della produttività, ma, perché sia sostenibile in ottica di medio-lungo periodo per le aziende stesse, non dovrà essere uno strumento di automazione e sostituzione quanto strumento di supporto e amplificazione delle capacità umane.

È un obiettivo tutt’altro che ideologico perché finalizzato alla resilienza del sistema se condividiamo, nell’interesse delle lavoratrici e dei lavoratori ma anche delle stesse aziende, che la crescita di valore delle imprese non debba essere di breve durata ma sostenibile nel tempo.

Analogamente, quindi, per raggiungere l’obiettivo si dovrà condividere un percorso fra le parti, avere spazi di confronto e di partecipazione per affrontare le trasformazioni organizzative e professionali che l’innovazione inevitabilmente comporta in ogni aspetto nell’interesse di tutti i soggetti: lavoratori, aziende, clienti, collettività.

 

Maddalena Acquaviti
Segretaria First Cisl Milano Metropoli


Allegato: editoriale Maddalena Acquaviti “Occupazione giovanile. La formazione professionale per una crescita sostenibile