Banche, utili boom nel primo semestre: oltre 15 miliardi per i cinque gruppi più grandi

Risultati trainati dall’attività assicurativa e dalle commissioni, che ora ammontano al 39% dei ricavi totali. Risparmio gestito e wealth management sempre più centrali. Costo del lavoro stabile, ma dal dicembre 2022 la flessione rispetto ai ricavi è di quasi 9 punti. Prosegue la riduzione delle filiali e dell’occupazione

Prosegue nel primo semestre del 2026 la crescita della redditività dei cinque maggiori gruppi bancari italiani. Gli utili netti si attestano complessivamente a oltre 15 miliardi di euro, in aumento del 3,7% rispetto allo stesso periodo del 2025, nonostante la sostanziale stabilità degli interessi netti (- 0,2%). È quanto emerge dall’analisi della Fondazione Fiba di First Cisl sui conti di Intesa Sanpaolo, Unicredit, Banco Bpm, Mps e Bper.

A sostenere la crescita degli utili sono soprattutto l’aumento delle commissioni nette (+ 6,3%) e il forte incremento del risultato dell’attività assicurativa (+ 24,2%), che confermano il peso crescente del risparmio gestito e dei servizi di wealth management nella composizione dei ricavi bancari.

Efficienza in ulteriore miglioramento

Nel primo semestre del 2026 si riducono dell’1,1% i costi operativi e il costo del personale resta stabile. Il cost/income scende al 37,2%, dal 39,6% registrato nello stesso periodo del 2025, mantenendosi nettamente al di sotto della media stimata dei principali competitor europei, pari al 50,7%.

Prosegue inoltre la riduzione dell’incidenza del costo del personale sui proventi operativi, passata dal 24,3% al 23,1%. Il dato conferma un andamento di lungo periodo: rispetto al 31,8% rilevato alla fine del 2022, l’incidenza del costo del lavoro sui ricavi si è ridotta di 8,7punti percentuali.

Cresce anche il rapporto tra risultato netto di gestione e proventi operativi, che raggiunge il 59,1%, rispetto al 36% del 2022.

A confermare l’elevato livello di redditività delle 5 big si evidenzia che il Roe al 30 giugno 2026 è pari al 15,1%, mentre la media delle banche europee significant al 31 marzo 2026 era 10,02%.

Commissioni e assicurazioni sempre più centrali

La composizione dei ricavi conferma il progressivo rafforzamento delle attività legate al risparmio e alla gestione della ricchezza. Le commissioni nette e il risultato dell’attività assicurativa rappresentano complessivamente il 39% dei ricavi, evidenziando il ruolo sempre più rilevante del wealth management nel core business delle banche italiane.

Cresce la produttività, diminuiscono occupazione e sportelli

Gli indicatori di produttività pro capite registrano una crescita significativa. Il risultato di gestione per dipendente aumenta del 12,4%, le commissioni per lavoratore del 9,2% e i proventi operativi per dipendente dell’8,1%.

Prosegue, nel frattempo, la riduzione della presenza fisica e dell’occupazione. Rispetto al primo semestre del 2025, il numero degli sportelli diminuisce di 333 unità, mentre i dipendenti si riducono di 5.621 persone.

Tornano a crescere gli impieghi

Dopo un lungo periodo di sostanziale stasi, gli impieghi registrano una crescita del 6,3%, pur mantenendo sostanzialmente invariata la propria incidenza sul totale degli attivi, rispetto al 30 giugno 2025.

Restana elevata la qualità del credito: il rapporto tra crediti deteriorati e totale degli impieghi si attesta all’1,1%, mentre il costo del rischio rimane contenuto a 22 punti base.

In aumento raccolta e risparmio gestito

Crescono sia la raccolta diretta (+ 3,6%) sia quella indiretta (+ 3,1%). Quest’ultima è sostenuta dall’andamento positivo del risparmio gestito, in aumento del 4,6%, anche grazie alla favorevole dinamica dei mercati finanziari.

Si conferma infine la solidità patrimoniale dei cinque maggiori gruppi bancari: il Cet1 ratio si attesta al 14,1%, nonostante le rilevanti distribuzioni di dividendi e le operazioni di riacquisto di azioni proprie.

Colombani: redditività e efficienza sempre più alte, ora serve redistribuire a lavoratrici e lavoratori

“I risultati del primo semestre confermano l’eccellente redditività del sistema bancario italiano e livelli di efficienza che collocano il settore ai vertici europei. Il Roe si mantiene infatti significativamente al di sopra della media europea e il rapporto tra il costo del lavoro e i proventi operativi ha registrato un drastico calo (- 8,7 p.p.) dal dicembre 2022 al giugno di quest’anno, scendendo al 23,1%: un livello davvero molto basso che attesta che l’efficienza è ai massimi livelli”, commenta il Segretario generale nazionale First Cisl Riccardo Colombani.

“D’altra parte i ricavi crescono e il costo del lavoro risulta stabile rispetto al primo semestre dello scorso anno. Col risiko che impazza – prosegue Colombani – le pressioni al risultato sono sempre più forti perché nessuno vuol rimanere indietro. È una prova di forza permanente per accaparrarsi quote di mercato e aumentare la profittabilità. Non è un caso che si tratti del miglior semestre di sempre. Alla fine, gli azionisti intascano ricchi dividendi e il valore delle azioni continua a crescere. È un film che abbiamo già visto negli ultimi anni”.

“Per mettere a terra il ridisegno della finanza nazionale saranno necessarie riorganizzazioni del lavoro a dir poco molto significative. Per tutte queste ragioni, il rinnovo del contratto nazionale non può non essere una priorità anche per i banchieri. Servono rinnovate tutele normative, necessarie anche per gestire la sfida epocale dell’AI. Ed è necessario redistribuire a lavoratrici e lavoratori il grande valore prodotto in base alle richieste economiche unitarie. Insomma – conclude – è arrivato il momento di dare valore al lavoro”.


Qui l’analisi sulle semestrali delle banche big 5 – agosto 2026

Qui tutte le analisi della Fondazione Fiba di First Cisl