ItaliaOggi rilancia l’allarme desertificazione bancaria lanciato dall’analisi della Fondazione Fiba di First Cisl, affiancati nel servizio da un’analisi del Cna. “Banche, esodo dai grandi centri” è il titolo del reportage firmato dalla giornalista Roxy Tomasicchio che scrive: “Il fenomeno degli sportelli bancari che chiudono i battenti non coinvolge più solo i piccoli comuni. Anzi, rispetto alla fine del 2021, la riduzione più rilevante si registra a Milano, Roma e Palermo. In totale, quasi 11,5 milioni di italiani vivono in comuni senza filiali o che ne hanno solo una. A certificare questo spopolamento è l’Osservatorio sulla desertificazione bancaria della Fondazione Fiba di First Cisl, che elabora i dati resi disponibili da Banca d’Italia e Istat”.
“Tra il 2015 e il 2025 – si legge sul quotidiano milanese – la rete è scesa da 30.258 filiali a circa 19.140: oltre 11 mila presìdi in meno, con una contrazione del 36,7%. La chiusura degli sportelli, quindi, non riguarda più soltanto le aree interne e i piccoli comuni. I dati dimostrano che nelle grandi città il fenomeno è spesso più rilevante della media nazionale. A Milano, Roma, Palermo, Messina, Genova, Torino e Napoli il calo della rete fisica dal 2021 supera il 12,2% registrato complessivamente in Italia. Si tratta di un fenomeno che interessa milioni di cittadini e migliaia di imprese e che rischia di compromettere l’accessibilità ai servizi bancari anche nei principali centri del Paese”.
“Il risiko bancario rischia di aggravare la desertificazione”, spiega la Fondazione Fiba, aggiungendo che “si determinerà un’ulteriore concentrazione del sistema bancario, con le conseguenze che abbiamo già sperimentato negli anni scorsi: il numero di sportelli continuerà a calare e la desertificazione subirà una nuova accelerazione. Le banche devono attuare comportamenti socialmente responsabili erogando gratuitamente corsi di educazione digitale, soprattutto a vantaggio della clientela più anziana e delle persone meno avvezze all’utilizzo delle nuove tecnologie, per garantire l’accessibilità a servizi essenziali come quelli bancari e finanziari”.
Nelle grandi città calo più forte della media nazionale. Nei primi sei mesi del 2026, secondo la Fondazione Fiba, sono stati chiusi altri 126 sportelli, facendo scendere il numero complessivo delle filiali a 19.016. Tuttavia, la riduzione della rete fisica non ha interessato in modo omogeneo le diverse aree italiane. In testa per la maggiore riduzione del numero degli sportelli rispetto alla fine del 2025 c’è la Liguria (-2,6%), seguono Lombardia (-1,7%) e Valle d’Aosta (-1,6%). Mentre tra le regioni con la più alta incidenza di comuni senza sportelli, i primi posti sono occupati da Molise (83,8%), Calabria (74,5%), Valle d’Aosta (74,3%), Piemonte (65,9%), Abruzzo (61,3%) e Liguria (58,1%). Il valore più contenuto si registra in Emilia Romagna (8,2%). Nei primi sei mesi del 2026, inoltre, è salito ancora di più il numero dei comuni totalmente privi di sportelli bancari: sono 9 in più rispetto alla fine del 2025. Il numero di persone che non hanno accesso ai servizi bancari o rischiano di perderlo si è incrementato di 10.425 unità, raggiungendo quota 4.896.822, mentre la popolazione residente nei comuni con un solo sportello è aumentata di 9.152 arrivando a 6.593.109. Il fenomeno investe anche il tessuto imprenditoriale. Dall’inizio dell’anno è aumentato il numero di imprese con sede nei comuni desertificati, con 640 attività in più, mentre la superficie interessata dal fenomeno è cresciuta di 276 chilometri quadrati.
La giornalista Roxy Tomasicchio evidenzia che “la cosiddetta desertificazione bancaria non colpisce soltanto le aree interne. Al contrario, l’analisi dell’evoluzione della rete fisica nelle principali città italiane mostra che, rispetto al 31 dicembre 2021, la riduzione degli sportelli è superiore alla media nazionale del 12,2% in numerosi grandi centri urbani. Il calo più marcato si registra a Milano (-16,2%), Roma (-14,1%), Palermo (-13,9%), Messina (-13,6%), Genova (-13,1%), Torino (-13%) e Napoli (-12,9%). Riduzioni superiori o in linea con la media nazionale anche a Firenze (-12,4%), Bari (-12,1%) e Venezia (-12%). La contrazione è invece più contenuta a Bologna (-9,6%), Catania (-9,8%) e Verona (-5,1%). Diverso è, invece, il dato sulle concentrazioni ma, anche in questo caso, ci sono profonde differenze territoriali. A Roma, dove al 30 giugno 2026 sono presenti 847 filiali, si contano appena 0,66 sportelli per chilometro quadrato e 30,81 sportelli ogni 100 mila abitanti. Milano, pur avendo una popolazione inferiore e un numero complessivo di filiali più basso, presenta una rete molto più concentrata: 3,16 sportelli per chilometro quadrato, quasi cinque volte il valore della Capitale, e 42,52 sportelli ogni 100 mila abitanti. Frattura più netta tra Nord e Sud. Verona dispone di 50,78 sportelli ogni 100 mila abitanti e Padova 52,75, i valori più elevati tra le città considerate. Nelle grandi città meridionali la presenza è più contenuta: Napoli si ferma a 21,28 sportelli ogni 100 mila abitanti; Palermo a 19,51; Catania a 24,58 e Messina a 17,18, il valore più basso. Anche considerando la densità territoriale, il divario è rilevante: Napoli conta 1,68 sportelli per chilometro quadrato; mentre Palermo si ferma a 0,77; Catania a 0,40 e Messina a 0,18”.
ItaliaOggi rimarca che “l’internet banking non compensa la perdita degli sportelli. La corrispondenza tra meno sportelli ma più servizi digitali non è applicabile. Il fenomeno continua ad ampliare il numero dei cittadini con accesso limitato ai servizi bancari, in un contesto in cui la diffusione dell’internet banking non è ancora sufficiente a compensare la perdita della presenza fisica, soprattutto per la popolazione anziana e per le fasce più fragili. Gli ultimi dati disponibili, diffusi dalla Fondazione Fiba, mostrano che tra il 2024 e il 2025 in Italia l’utilizzo dell’internet banking è cresciuto di poco più di un punto percentuale (dal 55,01% al 56,37%). In alcune regioni si è registrata perfino una diminuzione: è il caso del Lazio (dal 60% al 59%), dell’Umbria (dal 60% al 56%) e del Veneto (dal 66% al 61%). La media europea è pari al 69,7%: la distanza, quindi, resta ampia, così come quella rispetto a Francia (78,3%), Spagna (74,8%) e Germania (70,7%). Nella fascia di età compresa tra 65 e 74 anni, il 36,7% della popolazione italiana utilizza i canali digitali, contro il 47,9% della media europea. Il caso francese continua inoltre a dimostrare che un elevato livello di utilizzo dell’internet banking può convivere con una rete fisica più capillare: in Francia si contano 48 sportelli ogni 100 mila abitanti, contro i 32 dell’Italia. Colpite le fasce più fragili”.
Su tale aspetto il Segretario generale nazionale First Cisl, Riccardo Colombani ha in più occasioni sottolineato che “l’andamento dell’utilizzo dell’internet banking in Italia, pur in modesta crescita, resta significativamente inferiore alla media europea e molto distante dai principali Paesi dell’Unione. Ma soprattutto i dati smentiscono la tesi che esista un nesso causale diretto tra digitalizzazione e chiusura degli sportelli: in Europa convivono alti livelli di utilizzo dei servizi digitali e una rete fisica ben più capillare di quella italiana. I dati relativi alla Francia sono davvero eclatanti: nel 2025 il 78,3% dei francesi ha utilizzato l’internet banking, contro il 56,4% degli italiani. Il caso francese dimostra infatti – conclude Colombani – che i necessari miglioramenti nell’utilizzo dei canali bancari digitali non sono affatto un ostacolo alla presenza fisica sui territori”.
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