È online il nuovo numero di Futuro Attuale, il periodico di First Cisl che approfondisce i temi della previdenza complementare e del welfare. Di seguito, un quadro sintetico dei contenuti del numero di luglio 2026:
Il quadro della previdenza complementare in Italia
La Relazione annuale della Covip fotografa un sistema in crescita alla vigilia delle novità introdotte dalla Legge di bilancio 2026. Alla fine del 2025 gli iscritti sfiorano i 10,5 milioni, con un incremento del 4,8% rispetto all’anno precedente, mentre le risorse accumulate raggiungono i 262 miliardi di euro. Persistono tuttavia differenze significative per genere, età e territorio, con una partecipazione ancora più bassa tra le donne e nelle regioni meridionali.
La struttura dell’offerta previdenziale
Alla fine del 2025 operano in Italia 273 forme pensionistiche complementari, tra fondi negoziali, fondi aperti, piani individuali pensionistici e fondi preesistenti. Prosegue il processo di consolidamento avviato da oltre vent’anni, con una progressiva riduzione del numero delle forme e una crescita delle loro dimensioni medie. Le realtà con oltre un miliardo di euro di risorse sono ormai 63 e amministrano complessivamente l’86% del patrimonio dell’intero sistema.
I costi delle forme pensionistiche
I costi rappresentano un elemento determinante nella costruzione della futura prestazione pensionistica, poiché incidono nel tempo sul capitale accumulato. L’indicatore sintetico dei costi consente di confrontare l’onerosità delle diverse forme previdenziali su più orizzonti temporali. I dati Covip confermano la maggiore convenienza dei fondi pensione negoziali, che su un periodo di dieci anni registrano un costo medio sensibilmente inferiore rispetto ai fondi aperti e, soprattutto, ai piani individuali pensionistici.
Fondi pensione e linee di investimento
L’offerta previdenziale comprende complessivamente 655 comparti, con una prevalenza di linee garantite e obbligazionarie. Le scelte degli iscritti mostrano però una graduale crescita dei profili bilanciati e azionari, soprattutto tra i giovani e nelle fasce centrali di età, mentre dopo i 55 anni prevalgono soluzioni più prudenti. Restano inoltre alcune differenze di genere nella propensione al rischio e una particolare concentrazione degli aderenti ai Pip nelle gestioni garantite.

