«La Giornata internazionale della donna non è una ricorrenza formale. È un giorno simbolico e necessario, che ci invita a fermarci e a riflettere sulla strada ancora lunga che ci separa da una condizione di effettiva, concreta parità di genere. Una strada che attraversa il lavoro, i diritti, la libertà, la sicurezza, la cultura. E che riguarda tutte e tutti noi». In occasione della Giornata internazionale della donna che cade domani, 8 marzo, la Segretaria generale della Cisl, Daniela Fumarola, ha voluto sottolineare il valore profondo di questa ricorrenza.
«In queste giornate così complesse per il mondo, il pensiero va oltre i nostri confini. Allo sguardo fiero e coraggioso delle donne iraniane, che si sono ribellate ad un regime che ha negato libertà fondamentali e represso con la violenza ogni richiesta di dignità. Alle donne ucraine, combattenti e civili, che resistono all’aggressione russa, difendendo la propria terra, le proprie famiglie, il futuro del loro Paese. E, ancora, alla Birmania, dove il colpo di Stato di cinque anni fa ha portato all’arresto di Aung San Suu Kyi, premio Nobel per la Pace, simbolo di una battaglia per la democrazia che non può essere dimenticata.
Penso alle tante donne premi Nobel che abbiamo avuto l’onore di ospitare nella nostra Assemblea, al culmine della Maratona per la Pace: testimonianze vive di un impegno che unisce giustizia, diritti, dialogo e responsabilità. Donne che ci ricordano quanto la convivenza tra popoli e la libertà siano inseparabili dalla piena affermazione dei diritti femminili.
Ma l’Otto Marzo ci chiede anche di guardare a casa nostra. In Italia la parità è ancora incompleta. L’inclusione delle donne nel mercato del lavoro resta fragile, segnata da divari profondi: occupazione più bassa, carriere più discontinue, precarietà, part-time involontario. Prima ancora che salariale, il gap è nelle condizioni di vita e nel carico di cura, che continua a gravare in modo sproporzionato sulle donne, limitandone autonomia e possibilità.
Si aggiunge una ferita che non possiamo ignorare: la piaga dei femminicidi, espressione estrema di una violenza che nasce spesso da disuguaglianze economiche, culturali e sociali. Contrastarla significa garantire alle donne lavoro dignitoso, reddito, indipendenza, servizi, tutele. Significa spezzare catene invisibili che ancora oggi impediscono a troppe di scegliere, di denunciare, di essere libere.
È per questo che la nostra azione non può essere solo sindacale o politica. Deve essere anche profondamente culturale. Serve un cambiamento che parta dall’educazione, dal linguaggio, dai modelli organizzativi, dalla condivisione del lavoro di cura, da un’alleanza forte tra donne e uomini, nel lavoro e nella società. La contrattazione, i servizi, le politiche pubbliche sono strumenti fondamentali, ma senza una trasformazione culturale rischiano di non essere sufficienti.
La Cisl è e sarà in prima linea in questo impegno. Perché la libertà delle donne, ovunque nel mondo, è una misura della qualità della democrazia. E perché dove vive il lavoro, dove cresce la partecipazione, dove si afferma la dignità della persona, cresce anche la speranza.
Per tali ragioni, quest’anno abbiamo scelto di sostenere con il nostro “Fondo 8 Marzo” i progetti e le iniziative del Center for human rights, autorevole organizzazione impegnata nella promozione e nella difesa dei diritti umani in Iran.
Infine, promuoviamo la campagna dell’Ituc che quest’anno ha per tema “L’ accesso alla giustizia delle donne nel lavoro”, in continuità con quanto affrontato dalle Nazioni unite durante la Commissione sullo stato delle donne (Csw)» ha concluso Fumarola.

