“Il contributo chiesto alle banche per la manovra è significativo. L’aumento di due punti percentuali dell’aliquota Irap, peraltro già superiore in partenza all’aliquota ordinaria, è tra le misure approvate quella da cui arriverà il gettito maggiore. Non dobbiamo dimenticare che la manovra si inserisce nel quadro di attuazione degli obiettivi fissati con la riforma del Patto europeo di stabilità e crescita, ossia nella sostenibilità nel medio termine dell’indebitamento pubblico, che passa attraverso il miglioramento del saldo primario strutturale. Pertanto, era indispensabile trovare le coperture per finanziare gli interventi previsti dalla manovra. Ora, è importante che le banche non cerchino di recuperare queste risorse caricando la clientela di nuovi costi. Spetta alle autorità creditizie, alla Banca d’Italia ma soprattutto al Mef e al Comitato interministeriale sul credito ed il risparmio, che ha l’alta vigilanza sul credito e il risparmio, monitorare la situazione. È chiaro che non può essere lo stakeholder lavoro a pagare il conto. A dicembre 2025 è scaduto il contratto nazionale Federcasse, mentre la scadenza del contratto Abi è fissata a marzo di quest’anno. Stiamo per avviare i lavori per le piattaforme rivendicative unitarie. Non accetteremo che i banchieri accampino la scusa del contributo alla manovra, da loro peraltro giudicato ragionevole”. Lo ha dichiarato il Segretario generale nazionale Riccardo Colombani a “Il Confronto”, la trasmissione condotta da Monica Setta su Rai 2.
“La crescita attesa per l’Italia nel 2026 e nel 2027 è più bassa della media europea. Il 2026, inoltre, è l’anno di scadenza del Pnrr – ha aggiunto Colombani – In questa situazione non servono politiche incrementali: il Paese ha bisogno di rompere con i vecchi schemi e puntare su politiche radicali e innovative. L’elevato livello del nostro debito pubblico rispetto al Pil non ci consente di far leva sulle risorse pubbliche per sostenere gli investimenti. L’unica alternativa è valorizzare un asset, il risparmio, che finora è rimasto sottoutilizzato. Per questo First Cisl e Cisl hanno proposto, già nel 2022, la costituzione del Fondo nazionale di investimento nell’economia reale, una piattaforma con governance pubblico-privata che riunisce Cassa depositi e prestiti, banche e assicurazioni. Agli investitori che, volontariamente, accedono al fondo va assicurata la protezione dei loro risparmi, la garanzia integrale del capitale e, al tempo stesso, limiti temporali e di ammontare definiti per evitare qualsiasi forma di speculazione”.
“Per prendersi davvero cura del Paese – ha concluso il Segretario generale nazionale First Cisl – serve soprattutto un confronto strutturato con i corpi intermedi, un tavolo organico con tutti i soggetti votati alla responsabilità, che si concentri su salari, previdenza, fisco, formazione, produttività, welfare, politiche sociali, e abbia un respiro pluriennale. Come Cisl siamo pronti”.
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