“La desertificazione bancaria ha ormai superato la soglia dell’allarme sociale. Le continue chiusure privano milioni di cittadini dell’accesso ai servizi bancari essenziali e determinano una crescente emarginazione delle persone più deboli e fragili”. Lo ha dichiarato il Segretario generale nazionale First Cisl Riccardo Colombani a Cantiere Italia, trasmissione di Rai Radio 1 condotta da Monica Setta.
“Il mantra della digitalizzazione come causa della desertificazione non risponde a verità. Nel 2025 i progressi nell’utilizzo dell’internet banking in Italia – ha proseguito Colombani – sono stati marginali e il nostro Paese resta molto indietro rispetto alla media europea, soprattutto nel confronto con le principali economie dell’Unione. Nella fascia di età tra i 65 e i 74 anni, quella più esposta alle difficoltà di accesso ai servizi, l’aumento degli utilizzatori è inferiore a quello europeo e molto distante dai livelli registrati in Germania, Spagna e Francia. Peraltro, non esiste alcun nesso causale diretto tra digitalizzazione e riduzione della presenza fisica delle banche: il caso francese evidenzia come un alto utilizzo dei canali digitali possa convivere con una rete di sportelli ampia e capillare”.
“In Italia, invece, la desertificazione bancaria si accompagna a un processo di concentrazione e fusioni che non ha prodotto benefici né per le lavoratrici e i lavoratori, né per la clientela. I livelli occupazionali sono diminuiti vistosamente dall’inizio del secolo, pur se in stragrande prevalenza attraverso uscite volontarie. Non sono migliorate le condizioni dei prodotti di risparmio, di investimento e dei prestiti. D’altra parte la riduzione del numero delle banche diminuisce la competizione delle condizioni di offerta dei servizi, in un Paese che sconta ancora forti ritardi in termini di educazione finanziaria e digitale. Per questo abbiamo proposto che le banche organizzino programmi gratuiti di educazione digitale della clientela. La crescita dimensionale delle banche è invece necessaria a livello continentale. Servono dei campioni europei – ha concluso Colombani -per alimentare la competitività dell’Unione europea, attraverso la transizione digitale ed ecologica. Ma questo obiettivo non può essere perseguito scaricando i costi sui territori e sull’inclusione sociale”.
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