Consiglio generale, First Cisl Fvg si confronta con “l’Orcolat”

Lunedì scorso, nella sede Cisl di Udine, si è tenuto il Consiglio generale di First Cisl Friuli Venezia Giulia, alla presenza della Segretaria regionale confederale Renata Della Ricca. Una giornata intensa, che ha attraversato i principali temi dell’attività sindacale: dalle incombenze statutarie e di bilancio fino a un confronto approfondito sulle questioni aperte, sia a livello confederale sia di categoria. Sullo sfondo, le scadenze ormai imminenti: la definizione delle piattaforme contrattuali ABI e Federcasse e le trattative in corso per i rinnovi ANIA e ADER.

La parte finale dei lavori ha però assunto un significato diverso, più profondo e particolarmente toccante. Ci sono testimonianze che non sono solo memoria: sono responsabilità.

L’intervento di Toni Manfroi, storico sindacalista dei bancari Cisl, oggi in pensione, ci ha riportati dentro una delle pagine più dure della nostra terra: il terremoto del 1976, “l’orcolàt”. Attraverso il suo racconto diretto abbiamo rivissuto quei momenti: la scossa improvvisa, la paura, il buio.

E poi la scelta. Quella di non restare a guardare.

Il giorno dopo, senza sapere davvero cosa li aspettasse, Toni e alcuni colleghi salirono su un camion militare diretti verso le zone devastate, come Osoppo, per dare una mano concreta. Non erano eroi: erano lavoratori, giovani, persone comuni che, davanti alla tragedia, decisero semplicemente di esserci. Scavarono a mani nude, soccorsero feriti, affrontarono scene che segnano per tutta la vita.

È importante ricordare anche il contesto in cui quei bancari vivevano e lavoravano: un mondo profondamente diverso da quello di oggi, più gerarchico e paternalistico, segnato da regole rigide e da una cultura aziendale quasi “militare”. Un mondo ben descritto nel libro “Ovviamente a insaputa del correntista. Banche e bancari d’altri tempi” di Tita Scodeller, anch’egli protagonista della stagione pionieristica del sindacato nelle banche. Eppure, proprio in quel contesto, maturava una generazione capace di rompere gli schemi, guidata da valori forti: solidarietà, dignità, giustizia sociale.

Colpisce un dato semplice ma potente: molti dei presenti al Consiglio Generale non erano nemmeno nati nel 1976. Eppure, quella storia li riguarda. Perché parla di valori che non hanno età.

Il Friuli devastato — quasi mille morti, decine di migliaia di edifici distrutti, oltre 100.000 persone senza casa — seppe reagire anche grazie a questa energia spontanea: un aiuto generoso, a volte disordinato, che nel tempo si è trasformato in organizzazione ed efficienza, fino a diventare il modello della nostra Protezione Civile. Ascoltare Toni Manfroi non è stato solo un momento commemorativo. È stato un richiamo concreto. Perché, nelle difficoltà, ognuno può fare la propria parte.

Ed è forse questo il messaggio più attuale anche per le lavoratrici e i lavoratori di oggi: non serve essere perfetti per aiutare, serve esserci.