“L’attività finanziaria è per pochi” titola ItaliaOggi. “I dati raccolti dalla Fondazione Fiba di First Cisl testimoniano l’esistente divario nella distribuzione di azioni & co”.
“Polarizzata pure la ricchezza: il 5% di italiani ne ha la metà”, scrive il giornalista Tancredi Cerne, che firma l’articolo. Per il quotidiano milanese la ricchezza “è andata crescendo nell’ultimo decennio tanto che il 50% delle famiglie meno abbienti detiene appena il 7,3% del totale del patrimonio finanziario della Penisola. L’allarme è stato lanciato attraverso l’Osservatorio sulla ricchezza delle famiglie realizzato dalla Fondazione Fiba di First Cisl su dati Bce ed Eurostat secondo cui, alla fine del 2025, il 10% più abbiente delle famiglie italiane deteneva il 43,4% dei depositi, il 76,7% dei titoli di debito, il 93,3% delle azioni quotate, l’82,5% delle quote di fondi comuni, il 76,9% delle assicurazioni ramo vita e il 98,3% delle azioni non quotate”.
“Tutto questo, mentre il livello complessivo della ricchezza, nel suo complesso, continuava a crescere anche se a un ritmo inferiore rispetto al resto d’Europa. Lo scorso anno, infatti, la ricchezza netta totale delle famiglie ha raggiunto gli 11.333 miliardi di euro con un incremento del 22,8% rispetto ai 9.226 miliardi del 2015. Nello stesso decennio, tuttavia, la ricchezza delle famiglie in Germania è salita dell’87,3%, in Spagna del 56,6% e in Francia del 42%, a fronte di una media della zona euro pari al 60,8%. Una sotto-performance, quella italiana, che ha determinato una progressiva erosione del peso relativo del patrimonio familiare della Penisola all’interno del Vecchio continente, passato dal 21,7% del 2015 al 16,5% del 2025”.
ItaliaOggi evidenzia ancora che “pur mantenendo una ricchezza media per famiglia di 452.300 euro, superiore a quella francese (441.080 euro) e spagnola (436.900 euro), l’Italia è stata sorpassata tuttavia dalla Germania (480.390 euro)”.
“Senza un significativo e duraturo aumento del prodotto interno lordo e un forte rialzo delle retribuzioni con ragionevole certezza aumenterà ancora la quota della ricchezza netta italiana detenuta dal 5% delle famiglie più ricche, già passata negli ultimi 15 anni dal 39,9% al 50,2%, il livello più alto nell’eurozona a eccezione di Austria e Lettonia”, ha avvertito il Segretario generale nazionale First Cisl, Riccardo Colombani. “Senza investimenti, senza una crescita forte e duratura e soprattutto senza retribuzioni significativamente più alte, si amplieranno ancora le diseguaglianze economiche”.
Il giornalista Tancredi Cerne si interroga anche: “Quali sono state le leve che hanno portato a un incremento di ricchezza degli italiani di oltre 2.100 miliardi di euro tra il 2015 e il 2025? Quasi la metà dell’incremento assoluto (937 miliardi) è da attribuire alla rivalutazione di azioni non quotate e altre partecipazioni (+102,7%), un asset class quasi interamente in mano al 10% più abbiente (98,3%), che ha fatto sì che la crescita patrimoniale dell’ultimo decennio si sia tradotta in un allargamento automatico del divario sociale. A frenare la formazione endogena di capitale contribuisce la debolezza del reddito e del risparmio. Tra il 2015 e il 2025 il reddito disponibile lordo è cresciuto in Italia del 28,4% (a 1.455 miliardi di euro), mentre Germania, Francia e Spagna hanno registrato incrementi rispettivamente del 48,3%, 41,1% e 53,8%. Di riflesso, il risparmio lordo italiano è aumentato solo del 28,2% (161,1 miliardi), portando il tasso lordo al 10,7%, il livello più basso tra i grandi Paesi dell’area euro (19,2% in Germania, 17,2% in Francia, 11,9% in Spagna, a fronte di una media eurozona del 14,32%)”.
Nel rilanciare i dati di First Cisl, ItaliaOggi rimarca che “in Italia si è registrata un’anomalia nella composizione del portafoglio: le famiglie sono arrivate a detenere 515 miliardi di euro in titoli di debito, pari al 54,8% dell’ammontare complessivo dell’intera area euro. La componente immobiliare è arrivata a pesare per il 46% sulla ricchezza lorda (contro il 56,9% della media euro), scontando, tuttavia, una dinamica dei prezzi molto contenuta: l’indice del valore delle abitazioni (nel 2015 pari a 100) è salito nel 2025 solo a 116,1, contro il 153,7 dell’area euro, il 180,6 della Spagna e il 152,7 della Germania”.
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