{"id":464,"date":"2017-05-22T08:00:45","date_gmt":"2017-05-22T06:00:45","guid":{"rendered":"http:\/\/www.firstcisl.it\/congresso2017\/?p=464"},"modified":"2017-05-15T16:31:00","modified_gmt":"2017-05-15T14:31:00","slug":"13-donne-e-persone","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.firstcisl.it\/congresso2017\/2017\/05\/22\/13-donne-e-persone\/","title":{"rendered":"#13 Donne e persone"},"content":{"rendered":"<p>Molti secoli sono passati da quando Aristotele si domandava se le donne potessero avere un\u2019anima, concludendo peraltro che no, le donne non l\u2019avevano in quanto meri \u201crecipienti riceventi del seme maschile\u201d; ma, d\u2019altronde, ne erano passati gi\u00e0 molti, di anni, da quando la societ\u00e0 Micenea, ai primordi della nostra cultura, teorizzava la superiorit\u00e0 della donna e si organizzava in forma matriarcale: punti di vista.<\/p>\n<p>I Romani hanno preferito la mediazione: la donna giuridicamente sottomessa, aveva un ampio spazio di azione nella vita privata sino a determinare, ma solamente con la persuasione &#8211; agire per-il-soave &#8211; i destini domestici e non solo.<\/p>\n<p>Il medioevo consider\u00f2 la donna \u201cla porta dell\u2019inferno\u201d: non indulgere a commentare la paura che traspare da queste parole \u00e8 opera difficile ma opportuna.<\/p>\n<p>Poi ci fu una storia di lunga e lenta emancipazione; la donna usc\u00ec dall\u2019essere sotto la mano del capofamiglia e con un percorso non sempre costante, pi\u00f9 spesso fatto di strappi e fermate improvvise, giunse ai nostri giorni.<\/p>\n<p>Giorni intensi di balzi in avanti e polemiche.<\/p>\n<p>Quello che segue vuole essere uno spunto \u201cdi genere\u201d per leggere la pagina pi\u00f9 recente di questa storia.<\/p>\n<p>Il Rapporto ISTAT 2016 parla di donne che corrono e di uomini fermi: nel 2008 solo una famiglia su dieci era monoreddito da lavoro femminile, nel 2015 le famiglie di questa tipologia sono diventate pi\u00f9 di una su otto; in Europa la differenza fra l\u2019occupazione femminile e quella maschile era di 13,7 punti nel 2008 e di 10,4 nel 2015; in Italia, questa differenza era di 23 punti nel 2008 e di 18,3 punti nel 2015.<\/p>\n<p>Possiamo dire che la crisi fa bene alle donne? Proviamo a vedere.<\/p>\n<p>I dati citati sono il risultato di un doppio fenomeno: mentre l\u2019occupazione maschile, tipicamente nei settori maggiormente colpiti, costruzioni e industria pesante, calava di molto, quella femminile \u00e8 rimasta stabile o ha registrato una leggera crescita; in Italia, per la particolare violenza della crisi, questo fenomeno \u00e8, come ci dicono i numeri esposti, ancor pi\u00f9 evidente.<\/p>\n<p>L\u2019Italia mostra anche un altro dato interessante: in Europa la tenuta dell\u2019occupazione femminile \u00e8 dovuta alla crescita della stessa nei Paesi Nordici che compensa la diminuzione avvenuta, con la sola eccezione dell\u2019Italia, nei Paesi cosiddetti \u201cPigs\u201d; nel nostro Paese, dunque, si registra una relativa protezione del lavoro femminile dovuta alla concentrazione dello stesso nei servizi, in particolar modo quelli alla persona.<\/p>\n<p>Uno studio commissionato dalla Commissione Europea al network ENEGE (European Network of Experts on Gender Equality) ci mostra come la crisi abbia livellato la differenza di genere quanto a occupazione, disoccupazione, salari e anche tassi di povert\u00e0, ma abbia ridotto la differenza portandola verso il basso.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 un altro dato interessante che emerge: \u00e8 \u201ccambiato il ruolo delle donne nel mercato del lavoro: esse non sono pi\u00f9 la \u201ccomponente cuscinetto\u201d dell\u2019occupazione poich\u00e9 sono state sostituite da giovani con contratti temporanei e da lavoratori migranti maschi\u201d.<\/p>\n<p>In economia, il fenomeno che abbiamo indicato, vale a dire la relativa tenuta dell\u2019occupazione femminile nonostante la colossale perdita di posti di lavoro, si chiama fenomeno del \u201clavoratore aggiunto\u201d, nel caso italiano, pi\u00f9 propriamente, della \u201clavoratrice aggiunta\u201d; con questa espressione si indica quel processo per il quale la necessit\u00e0 di contribuire al bilancio familiare, o di sostenerlo integralmente, prevale sull\u2019\u201ceffetto scoraggiamento\u201d nella ricerca del posto di lavoro che, in tempi di crisi, \u00e8 particolarmente incisivo.<\/p>\n<p>Le donne dimostrano di sapersi adattare meglio degli uomini e di accettare anche lavori molto \u201csottoinquadrati\u201d rispetto al loro titolo di studio o alla loro precedente mansione; questa capacit\u00e0 di adattamento verso lavori meno qualificati e quindi meno remunerati, ha determinato, di conseguenza, un aumento del gender gap salariale che, nei tempi della crisi in Italia \u00e8 salito di 1,5 punti percentuali mentre in Europa scendeva.<\/p>\n<p>A tal proposito vi \u00e8 da specificare che, fonte Eurostat 2016, il gender pay gap in Italia \u00e8 del 6,1% rispetto al 16,7% europeo; differenziale calcolato utilizzando il salario orario che non ricomprende, dunque, la penalizzazione dovuta a rapporti di lavoro part time, pi\u00f9 o meno forzati, o al numero di ore di lavoro straordinario, che, di solito, non premia il genere, quello femminile.<\/p>\n<p>Nemmeno deve essere trascurato nell\u2019analisi di questi dati l\u2019impatto dalla Riforma Fornero che, allungando l\u2019et\u00e0 pensionabile, in proporzione soprattutto delle donne, ne ha impedito la naturale uscita dal mondo del lavoro.<\/p>\n<p>Quindi:<\/p>\n<ul>\n<li>in Europa l\u2019occupazione, ad eccezione di Spagna, Grecia e Portogallo, \u00e8 in costante crescita da decenni, e cresce in modo pi\u00f9 accentuato in Italia, anche se il nostro Paese, ad eccezione di Malta, rimane l\u2019ultimo in Europa in termini di occupazione femminile;<\/li>\n<li>le famiglie monoreddito nelle quali la donna \u00e8 la lavoratrice sono, oggi, pi\u00f9 di una su otto;<\/li>\n<li>le donne paiono occupare tutta la fascia media dei lavori, restano una rarit\u00e0 nella fascia altissima aziendale dei top manager, ma stanno conquistando molti spazi in politica (in Italia, ministeri e regioni, all\u2019estero presidenti e primi ministri);<\/li>\n<li>gli uomini stanno perdendo lo spazio tradizionalmente maschile del lavoro nell\u2019industria pesante, perdita questa dovuta al cambiamento organizzativo dei processi produttivi, cambiamento che dalla crisi \u00e8 stato solo accelerato, ma che, proprio per questo, si configura come un cambiamento irreversibile.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Dunque la crisi fa bene alle donne?<\/p>\n<p>Certamente no, abbiamo visto che l\u2019appianamento del divario occupazionale e salariale fra i generi sta avvenendo soprattutto \u201ctirando verso il basso\u201d il genere prima meglio posizionato; la crisi, ovviamente, fa male a tutti, ma ad alcuni generi di pi\u00f9: ai giovani e agli uomini.<\/p>\n<p>Leggendo il Rapporto ISTAT siamo costretti ad aggiornare alcune nostre convinzioni decennali, ad esempio quella che presuppone che al Sud si facciano pi\u00f9 figli che al Nord: errato.<\/p>\n<p>Oggi al Nord si fanno 1,45 figli per donna, al Centro 1,39, e al Sud 1,31; le donne in tempo di crisi devono lavorare e questo, nella tragica assenza di un vero sistema di welfare, comporta la rinuncia alla maternit\u00e0.<\/p>\n<p>Vi \u00e8 un\u2019indubbia connessione fra la situazione economica e il mantenimento di uno o pi\u00f9 figli, ma prioritariamente determinante \u00e8 la condizione lavorativa che permette o meno, di conciliare &#8211; e in questa accezione ritengo il termine \u201cconciliare\u201d pi\u00f9 corretto rispetto al termine \u201cequilibrare\u201d &#8211; la necessit\u00e0 di lavorare e la possibilit\u00e0 di essere madri.<\/p>\n<p>\u00c8 tutta la societ\u00e0 in cambiamento, negli aspetti sociali, culturali ed economici; noi ne faremo solo un brevissimo cenno, non essendo tema specifico di queste tesi.<\/p>\n<p>Lungo e significativo l\u2019elenco: dalla crisi del concetto di \u201cipermercato\u201d (basato sul trinomio casa grande-macchina-passeggino venuto meno con il crollo delle compravendite immobiliari, delle immatricolazioni e delle nascite) alla contrazione delle iscrizioni universitarie dovuta alle scarse prospettive di lavoro offerte dalla laurea perfino nei concorsi pubblici); dall\u2019esplosione del car sharing (che, innescato e spinto dalla crisi, sta diventando un modo di non possedere un\u2019automobile ma di disporne: la met\u00e0 di coloro che utilizzano il servizio hanno venduto la seconda auto familiare e il 15% di loro anche la prima) alla modalit\u00e0 di nutrirsi (in casa con meno carne e pi\u00f9 proteine da legumi, un fatto culturale la cui diffusione massiva, per\u00f2, \u00e8 da imputarsi anche alla crisi, fuori casa con cene \u201csmart\u201d o ibride come le \u201capericene\u201d che derivano da un nuovo modo di interpretare la condivisione del cibo ma nella crisi hanno trovato anche una motivazione economica).<\/p>\n<p>Sono tutti processi destinati a durare o a mutare nel tempo in modo, per\u00f2, del tutto indipendente dall\u2019uscita dalla crisi; ci\u00f2 che le generali difficolt\u00e0 economiche del Paese hanno innescato \u00e8 una vera e propria rivoluzione delle nostre abitudini di vita.<\/p>\n<p>Si pu\u00f2 concludere che le donne e gli uomini stanno, ora con la stessa velocit\u00e0 e intensit\u00e0 di momenti divenuti \u201cstorici\u201d, ridefinendo il loro ruolo nella societ\u00e0.<\/p>\n<blockquote><p><em>Le donne sono capaci di tutto ci\u00f2 che noi facciamo <\/em><br \/>\n<em>e la sola differenza che esiste fra loro e noi<\/em><br \/>\n<em>\u00e8 che esse sono molto amabili.<\/em><br \/>\n<em>(Voltaire)<\/em><\/p><\/blockquote>\n<div class=\"gsp_post_data\" \r\n\t            data-post_type=\"post\" \r\n\t            data-cat=\"tesi-congressuali\" \r\n\t            data-modified=\"120\"\r\n\t            data-created=\"1495440045\"\r\n\t            data-title=\"#13 Donne e persone\" \r\n\t            data-home=\"https:\/\/www.firstcisl.it\/congresso2017\"><\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Molti secoli sono passati da quando Aristotele si domandava se le donne potessero avere un\u2019anima, concludendo peraltro che no, le donne non l\u2019avevano in quanto meri \u201crecipienti riceventi del seme maschile\u201d; 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