Chi sono

Sono un lavoratore.

Questa è la definizione che più mi sento addosso, quella che mi racconta meglio.

Credo nel lavoro, non solo come necessità personale e come diritto civile, ma come dovere per dare il proprio contributo alla società in cui viviamo.

Sono nato nel 1964; ho vissuto la prima parte della mia vita a Grosseto, dove ancora risiede mia mamma, una donna semplice e tenace, un tempo operaia per un’impresa di pulizie, da cui ho imparato a considerare il lavoro, anche quello più umile, come strumento di emancipazione.

Vinto il concorso pubblico al Monte dei Paschi di Siena, fui destinato a Verona, dove ho abitato per quasi trent’anni. Oggi, per vivere appieno il mio ruolo in First Cisl, mi sono di fatto trasferito a Roma.

Sono entrato in banca a 21 anni, dopo essermi diplomato in ragioneria e aver svolto la leva come ausiliario nell’Arma dei Carabinieri, per la quale conservo uno straordinario affetto. Mio padre era un sottufficiale dell’Aeronautica Militare. Dopo essere vissuto ai margini di un aeroporto e grazie anche al lavoro di un militare, si può essere contro le armi, contro la guerra, ma non contro i soldati. L’Arma fu per me la possibilità di non scegliere l’obiezione di coscienza e trasformare la leva in un lavoro al servizio della società.

Durante gli studi e subito dopo la conclusione degli stessi, ho avuto anche altre esperienze lavorative. Si trattò di esperienze semplici, umili, faticose, come cameriere, aiuto cuoco, bigliettaio, operatore delle pulizie, ma dignitose, regolari, correttamente retribuite: nulla ebbero dell’amaro sentore dello sfruttamento e della precarietà quotidiana con cui, oggi, i giovani si trovano spesso a fare i conti.

Ho due figli, ormai adulti, che stanno cercando la loro strada nella vita; li osservo con orgoglio di padre e soppeso la loro fatica ad orientarsi sapendo che è quella di molti giovani a cui il mondo che abbiamo loro consegnato chiede molto e offre pochissimo.

In banca, dopo un breve inserimento allo sportello, mi sono occupato di profilatura e valutazione del merito creditizio, un’attività oggi molto discussa, fino a sommare l’attività di vice-reggente di un’agenzia con quella di formatore per i colleghi del Triveneto.

Nel 1996, imboccai la strada a cui poi scoprii di essere certamente votato, quella sindacale, iniziando l’attività come Rsa Mps del Triveneto.

L’incontro con la Cisl fu una svolta: scoprire un sindacato laico attraverso il quale i valori sociali del cristianesimo potessero essere affermati e sostenuti senza dover aderire ad alcuna confessione religiosa o schieramento politico fu per me determinante nella scelta.

Prima di arrivare, nel 2005, in segreteria nazionale, ricoprii anche incarichi nel regionale Trentino, nel territoriale di Verona e nel regionale Veneto.

Dal 2013 ho l’onore grande, che cancella il pur pesante onere, di essere il segretario generale della Fiba Cisl e, dal 2015, della First Cisl.

Il 2015 è stato un anno bellissimo: aver immaginato un progetto che tenesse insieme tutta la rappresentanza del settore, dai dirigenti alle aree professionali, ed essere riuscito a realizzarlo nella serenità e nella soddisfazione di tutta la mia squadra e delle due Federazioni coinvolte è stata, per me, una gratificazione, ma meglio sarebbe dire, una gioia.

Nel 2013, appena eletto segretario generale della Fiba Cisl, fui promotore e primo firmatario di una proposta di legge di iniziativa popolare per regolamentare la retribuzione dei manager: furono 120.000 firme di cittadini italiani, che attendono ancora la discussione parlamentare di quella proposta, a sostenerla.

Dal 2016 sono Presidente onorario di First Social Life, l’associazione di promozione sociale che ho contribuito a fondare nel 2010. A questa carica sono molto legato emotivamente: sento la responsabilità di dover contribuire alla “produzione di felicità” nella nostra società, non come opera filantropica, ma come necessità per il suo sviluppo anche economico. First Social Life si occupa di promuovere modelli economici e sociali innovativi, che pongano al centro l’uomo come abitante di comunità e si impegna, quindi, a sostenere con iniziative concrete i valori della legalità, della cultura intesa come bene e radice comune, dell’integrazione, della sostenibilità, dell’equità.